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Il corsivo muore (e l'italiano non sta bene)

Ad essere eroso, impoverito è la nostra lingua usata nei settori della conoscenza, della tecnologia e dell’amministrazione, sotto il peso dei termini inglesi, acronimi, sigle, nello stile globale social
di Caterina Maniacigiovedì 16 aprile 2026
Il corsivo muore (e l'italiano non sta bene)

2' di lettura

Anche il corsivo si avvia a entrare nella storia, anzi nella preistoria. Qualcuno, chissà, nel leggere il termine corsivo si domanderà di che cosa si tratta. Bisogna tornare al tempo della scrittura a mano. Preistoria, appunto, pur non essendo passati che pochi decenni. Dall’avvento della macchina da scrivere e successivamente dei computer, si è velocemente disimparato a leggere e scrivere in corsivo. Quello che era considerato il tratto dell’armonia della parola scritta si è progressivamente eclissato. Tutto questo sta provocando una catena di effetti collaterali. Per esempio, l’impossibilità di leggere e di tradurre testi, documenti antichi. Se ne sono resi conto e si sono messi in allarme alla Newberry Library di Chicago, che così ha iniziato a cercare trascrittori dal corsivo per rendere accessibile la sua collezione di documenti più e meno antichi scritti a mano. Con l’eliminazione del corsivo dai programmi scolastici americani la capacità di decifrare un manoscritto sta diventando una competenza d’élite.

Si rischierebbe, insomma, di scivolare in una forma di dipendenza culturale da una ristrettissima cerchia di esperti. Una visione forse un po’ catastrofista. Chi sa scrivere a mano potrebbe però concretamente trasformarsi in una sorta di artigiano d’alto profilo, richiesto per pochi eletti. E comunque la possibilità di accedere a molti testi potrebbe davvero drasticamente ridursi. L’Italia è la patria del corsivo, detto anche aldino perché introdotto per la prima volta da Aldo Manuzio. Le prime prove del corsivo vengono effettuate nell’anno 1500. Nella sua lunga storia il corsivo è entrato anche nella consuetudine giornalistica, indicando un breve commento, incisivo, polemico, spesso ironico, su una notizia o un personaggio pubblico. Si distingueva dal carattere tondo di tutti gli altri articoli proprio per sottolinearne, anche graficamente, la differenza.

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Ma anche da noi è molto alto il rischio di estinzione. Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, nelle nuove indicazioni nazionali per il primo ciclo scolastico, reintroduce l’insegnamento del corsivo, considerato uno strumento che va oltre la tecnica grafica per aiutare strutturare il pensiero con logica. Una lingua, e di conseguenza la scrittura, sono vivi, soggetti a contaminazioni e mutamenti. Ma quando stanno per scomparire, il pericolo reale è il cedimento di una parte della nostra identità. L’allarme lo lancia l’Accademia della Crusca. Attraverso la sua rubrica Il Tema del Mese, Paolo D’Achille, presidente dell’Accademia, analizza non tanto la lingua che usiamo al mercato o davanti a un caffè. Ad essere eroso, impoverito è l’italiano usato nei settori della conoscenza, della tecnologia e dell’amministrazione, sotto il peso dei termini inglesi, acronimi, sigle, nello stile globale social.

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