Terribile (che incute timore) è questo luogo. Qui è la casa di Dio e la porta del cielo. Queste parole solenni, incise in latino nella pietra, accompagnano l’ingresso nella grotta-santuario di san Michele Arcangelo, a Monte Sant’Angelo, in Puglia. Dalla luce del Gargano alla penombra in cui palpitano le fiammelle delle candele e il mormorio delle preghiere, ci si rende conto di varcare davvero una soglia tra terra e cielo. E sulla soglia si staglia in tutta la sua potenza la figura dell’Arcangelo, con il demonio incatenato ai suoi piedi. Gli angeli – possenti, guerrieri, solenni, delicati , silenziosi – che qualche tempo fa si era abituati a invocare come protezione quotidiana ( “Angelo di Dio che sei il mio custode...”) e oggi a volte trasformati in creature dai contorni new age, hanno sempre accompagnato la nostra storia e continuano a farlo. Per averne una testimonianza concreta, si può visitare, da oggi 13 maggio al primo novembre prossimo, la mostra intitolata “Angeli –Messaggeri, custodi e viandanti – Le sublimi creature dall’Antico al Contemporaneo”.
Allestita nelle sale al piano terra di Palazzo dei Conservatori dei Musei Capitolini a Roma, il progetto, nato per accompagnare l’anno del Giubileo, presenta una serie di capolavori che arrivano da musei italiani ed europei per raccontare come pittori e scultori abbiano immaginato e incarnato questi messaggeri del divino, protettori e difensori degli uomini, che con gli uomini camminano. Grazie alla sua accezione commemorativa, ad un anno dalla scomparsa di papa Francesco, la mostra possiede anche un evidente rilievo spirituale. Curata da Massimo Rossi Ruben e Viviana Vannucci, l’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è organizzata dal Centro Europeo per il Turismo e la Cultura, presieduto da Giuseppe Lepore, con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura. Il progetto espositivo vanta un corpus di opere non comune, frutto della sinergia con importanti enti prestatori: dal Museo Real Bosco Capodimonte, dal Museo di Roma, dalla Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello, alla Galleria degli Uffizi, alla Collezione Intesa Sanpaolo, Collezione Bnl Bnp Paribas, Gallerie Nazionali di Arte AntiDa sinistra, in senso orario: San Matteo con l’Angelo (1622), Guercino, Musei Capitolini, Roma; Santa Francesca Romana e l’Angelo (1630 ca), Giovanni Antonio Galli detto lo Spadarino, Bnl Gruppo Bnp Paribas; Eros addormentato, statua in marmo, Roma, (II sec. d.C.), Musei Capitolini, Roma; Angelo ribelle su fondo blu cupo (1951/52), Osvaldo Licini, Collezione privata, Milano; Blu oltremare (1997), Omar Galliani, Collezione privata, Bologna; L’Angelo custode (1656), Pietro da Cortona, Gallerie Nazionali di Arte Antica - Palazzo Barberini, Roma ca di Roma, dai Musei Nazionali di Perugia, Direzione Regionale Musei Nazionali dell’Umbria, Pinacoteca Capitolina, Museo Barracco e Fondo Edifici di Culto riuniti per la prima volta in questa occasione. Media partnership: Libero, Il Tempo, Il Giornale. Il catalogo è edito da Gangemi Editore.

Il visitatore viaggia dal periodo paleocristiano, con incursioni nel periodo romano (qui non troviamo gli angeli cristiani, ovvio, ma prefigurazioni di presenze benevole) dal Medioevo all’età contemporanea, e incontra putti scolpiti nella pietra, aeree figure delle Annunciazioni, dagli arcangeli guerrieri agli angeli custodi. Fino alle figure viandanti e agli angeli musici. L’Angelo Custode di Pietro da Cortona (1656), che farà forse riaffiorare alle labbra l’antica preghiera, dipinto proveniente dalla Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini. E il grandioso San Matteo con l’Angelo (1622) del Guercino, già presente nella raccolta dei Musei Capitolini. Si potranno ammirare capolavori che di solito sono “invisibili”, di proprietà di istituzioni private, collezioni gentilizie o fondazioni non accessibili al pubblico. Tra queste, lo straordinario Angelo Custode (1620 ca) di Giovanni Antonio Galli, detto Lo Spadarino, concesso in via eccezionale dal Fondo Edifici di Culto (Fec) del Ministero dell’Interno e conservato nella chiesa di San Rufo, a Rieti. Dello stesso autore, una Santa Francesca Romana e l’angelo, in cui la santa legge sotto lo sguardo amorevole di un angelo-bambino dalle ali piumate di un prezioso colore che vira dal blu al grigio. Consolatore e compagno di strada. Resta a fianco di Gesù nelle ore dolorose dell’orto degli ulivi, come racconta Pietro Gagliardi, in un quadro datato nella metà dell’Ottocento; diventano metafore vibranti dello sguardo rivolto verso l’alto, come la Blu oltremare e Ri-annunciazione di una annunciazione dell’emiliano Omar Galliani, e tornano a contemplare il mistero del male, come fa Osvaldo Licini in l’Angelo ribelle su fondo blu cupo. Perché se il visibile e l’invisibile si fanno vicini, attraverso l’angelo e l’arte ne rivela il volto, questi spiriti, d’altronde, conoscono il tremendo dono della libertà e la tentazione del male. Lucifero era il principe degli angeli e nella sua arroganza e superbia ha voluto prendere il posto del Creatore, precipitando negli inferi e trasformandosi in satana, principe delle tenebre.





