C’ è qualcosa di profondamente rivelatore nel clima che sta accompagnando il prossimo Nabucco del 16 maggio alla Scala di Milano. Non soltanto dal punto di vista musicale, ma culturale, sociale e perfino politico. Ancora prima che si alzi il sipario, ancora prima che orchestra e cantanti emettano una sola nota, il web è già attraversato da un’ondata di demolizione preventiva. Non di critica: demolizione e sarà bene chiarire la differenza.
La critica presuppone competenza, argomentazione, responsabilità intellettuale. La demolizione preventiva invece è un riflesso nervoso, spesso astioso, alimentato dalla necessità contemporanea di esistere attraverso il dissenso. Oggi non basta più dire “non mi convince”: bisogna stroncare, ridicolizzare, delegittimare e possibilmente urlando più forte degli altri.
È il trionfo di quella famosa intuizione di Umberto Eco sui social come luogo in cui chiunque può sentirsi investito di un’autorità che non possiede. E infatti il fenomeno più impressionante non è nemmeno la presenza di opinioni negative- legittime, ci mancherebbe- ma l’assenza quasi totale di argomentazioni reali. Sul banco degli imputati ci sono Salsi, Netrebko, Meli, Pertusi e il maestro Chailly, con orchestra e coro della Scala, cast tra i più autorevoli al mondo.
Ora, si può discutere tutto: timbri, stili, tradizioni interpretative, persino le scelte di repertorio. Ma qui il punto è un altro: questi artisti non devono dimostrare nulla. Hanno alle spalle decenni di carriera nei più grandi teatri del mondo. Eppure vengono trattati come dilettanti da un tribunale permanente composto da profili anonimi, rancori personali e commissari tecnici dell’opera lirica.
La cosa più triste, però, è che in mezzo a questo rumore ogni tanto affiorano anche colleghi autorevoli. Artisti che hanno calcato quello stesso palcoscenico e che, invece di attendere il giudizio del teatro vivo, si abbandonano anch’essi alla stroncatura preventiva. E allora il sospetto inevitabile è che sotto la superficie della critica si muovano sentimenti assai meno nobili: rivalità, risentimento, invidia.
Questo Nabucco si annuncia come una produzione di grande interesse, con innovazioni importanti, inclusi i ballabili inseriti nell’opera nel 1848 da Verdi, per una rappresentazione a Bruxelles, e una nuova regia firmata da Alessandro Talevi.
La Scala, piaccia o no, resta il principale teatro lirico del mondo. Un simbolo culturale nazionale. E dovrebbe essere difesa con orgoglio, anche da chi la critica. Invece troppo spesso assistiamo a una sorta di autoflagellazione permanente, a un gusto quasi masochistico nel colpire ciò che rappresenta ancora un’eccellenza italiana riconosciuta ovun que.
Naturalmente il pubblico avrà l’ultima parola. Il teatro vive di ascolto ma prima dell’ascolto, prima dell’evento artistico, tutto questo resta soltanto un processo celebrato senza prove. Esiste per fortuna, una regola antica e semplicissima: si giudica dopo la fine della recita, non prima.




