Forse aveva ragione il compianto sociologo Luciano Pellicani quando diceva che a sinistra qualche progresso sulla via della verità lo si può solo fare se a promuoverlo sono gli intellettuali di quella stessa parte politica. Per il momento quella di Erri De Luca, scrittore affermato e noto non solo in Italia, è solo una piccola testimonianza, una piccola breccia che si è aperta nel muro compatto dell’ideologia e delle falsificazioni su Israele. Tuttavia è altamente significativa, per almeno due motivi. Da una parte, De Luca non è appunto l’ultimo arrivato e in più non è stato e non è certo un moderato o un riformista; dall’altra, perché la sua critica alla narrazione pro-Pal è totale, tocca ogni punto della retorica trionfante: dall’uso improprio di termini come “sionista” e “genocidio” fino all’accusa ad Israele di aver deliberatamente compiuto ogni tipo di nefandezze sui civili palestinesi. Egli non si è accodato alla stragrande maggioranza degli altri intellettuali, come il premio Nobel sudafricano J.M. Coetzee, che hanno deciso di boicottare le manifestazioni culturali dello Stato ebraico, in particolare quell’International Writers Festival di Mashkenot Sha’ananim che si svolgerà la prossima settimana a Gerusalemme a cui De Luca invece parteciperà. Iniziamo dal termine sionismo. De Luca lo ha finalmente sottratto ad ogni speculazione e lo ha ricondotto, in varie dichiarazioni, fra cui un’intervista al giornale Israel Hayom, al suo significato storico e teorico.
Il sionismo, nell’accezione moderna, si sviluppò in pieno Ottocento sulla falsariga di altri movimenti di ispirazione nazionalistico-democratica volti ad affermare l’autodeterminazione dei popoli. Non a caso il fondatore del movimento, l’ebreo-ungherese, Theodor Herzl viene chiamato il “Mazzini d’Israele”. Esso si sviluppò poi in modo pluralistico, con una forte componente socialista, per buona parte del secolo scorso, fino alla nascita di Israele. Perché nessuno lo ricorda? Puntualmente De Luca ha affermato che il sionismo, lungi dall’essere «un insulto che ti lanciano per segnare i confini di ciò che è inaccettabile», come avviene oggi in Italia e in gran parte dell’Occidente, è niente altro che «il riconoscimento più semplice e basilare del diritto degli ebrei a una patria nazionale, a una difesa essenziale e necessaria». Anche sul termine “genocidio”, De Luca nota come sia in atto «una distorsione storica e verbale». Non solo, egli riconduce con chiarezza la morte di civili al fatto che il nemico si trincera tra i propri civili, con profondo cinismo e disprezzo della vita umana. «Se l’obiettivo dell’esercito fosse lo sterminio di un popolo, aveva un bersaglio perfettamente immobile, dato che l’intera popolazione era concentrata dentro la città. Il fatto che Israele abbia ripetutamente spostato la popolazione civile, da nord a sud e da sud a nord, per allontanarla dalle zone di combattimento attivo, rende questa accusa vuota. Non si basa su fatti o osservazioni, ma su un chiaro desiderio di insultare Israele e di ferirne la legittimità». Insomma, il re è nudo. E a denudarlo è uno dei campioni della sinistra, già leader di Lotta Continua e poi sempre vicino a persone e gruppi dell’area antagonista.
Conoscendo i suoi polli, De Luca, a cui certo non manca il coraggio e fa difetto l’ipocrisia, si è detto convinto che potrebbe pagare un prezzo per queste sue idee e che comunque non intende partecipare ad eventi in cui dovrà condividere il palco con chi vuole che Israele venga cancellato dalla mappa geografica («non intendo fare da ornamento»). Ha aggiunto, implicitamente accusando il clima di intimidazione esercitato dai pro Pal, che «in Europa ci sono molte persone che la pensano così ma hanno paura della loro stessa ombra». De Luca, in sostanza, si è dimostrato consapevole del potere che ha chi impone le regole al dibattito pubblico. Come meravigliarsene? Egli per una vita ha alternato la scrittura di romanzi allo studio da autodidatta dei sistemi linguistici e delle lingue, compreso lo yddish e l’ebraico antico. Chi più di lui può sapere che chi domina il linguaggio domina la realtà?




