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Vannacci sta con gli anti-Meloni: difende pure Silvestri e Landini

di Fausto Cariotidomenica 14 giugno 2026
Vannacci sta con gli anti-Meloni: difende pure Silvestri e Landini

4' di lettura

Roberto Vannacci può contare sul tifo dei media di sinistra e dei leader del campo largo (Matteo Renzi, ieri, di nuovo: «Se Vannacci va da solo, Meloni perde le elezioni. Ma se Vannacci torna a casa, Meloni perde la dignità, Vannacci perde l’elettorato e Forza Italia, a sua volta, perde credibilità»). E la sinistra, a sua volta, può contare sulla buona parola di Vannacci. Un gioco di sponda che è alla luce del sole, come si è visto ieri, nella prima giornata dell’assemblea costituente di Futuro nazionale.

In conferenza stampa è stato chiesto al generale se giudichi offensiva la frase rivolta dal pentastellato Francesco Silvestri a Giorgia Meloni, quella per cui la premier si sarebbe messa con «le ginocchiere» al cospetto di Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Parole alle quali la stessa Meloni ha replicato in modo durissimo e che a Montecitorio hanno reso necessaria un’istruttoria nei confronti del deputato dei Cinque Stelle. Anche nell’opposizione di sinistra c’è chi ha avuto il coraggio di condannarle. Vannacci, invece, ritiene che Silvestri debba essere assolto.

Fa la premessa che mette in ogni discorso: «Io sono una persona di mondo, ho vissuto in caserma, ho frequentato le zone di combattimento di mezzo pianeta...». Per questo, sostiene, «ci sono molte sfumature della lingua che non mi offendono e che non mi fanno percepire né il sessismo né le ipotetiche offese». Però, se quella «osservazione» fosse stata rivolta a lui «e semi mettessi nei panni di una donna», risponde, «probabilmente non l’avrei recepita come una possibile offesa sessista». In serata tornerà sull’argomento: «Non capisco come possa essere sessista dire a una donna che, invece di rialzarsi con la schiena dritta, si è messa le ginocchiere per stare più comoda. A meno che io non abbia una percezione diversa di cosa è sessista. Le ginocchiere se le mettono in tanti: piastrellisti, pallavolisti...».

GRAZIE A “REPUBBLICA”

Stessa difesa per Maurizio Landini. A ottobre il segretario della Cgil, ospite nella trasmissione di Giovanni Floris, aveva liquidato Meloni come «cortigiana di Trump». Il generale discolpa anche Landini: «Se fosse stato detto a me “donna cortigiana”, non l’avrei potuta percepire come un’ipotetica offesa sessista». Certo, ripete, «io non sono una donna, ho una percezione diversa delle sfumature linguistiche, quindi io non mi sarei sentito offeso».

Tutto questo in un evento nel quale il fondatore di Futuro nazionale ha usato le parole più dure per la maggioranza e si è speso in ringraziamenti per i media di sinistra. Sul filo dell’ironia, ha dato atto alla stampa progressista di essere all’origine della sua fortuna. «Mi auguro che sia qua Matteo Pucciarelli», ha detto davanti all’assemblea, riferendosi al giornalista di Repubblica che per primo, nell’agosto del 2023, aveva messo sotto la lente «il generale omofobo e sessista» e il suo libro.

«Lui è il nostro benefattore. Se non ci fosse stato, tutto questo non sarebbe successo. Quindi grazie a Repubblica e grazie a Pucciarelli». Ringraziamenti anche a Sigfrido Ranucci e a Gad Lerner, a giornalisti del Foglio e del Fatto, per le attenzioni che gli hanno dedicato. «Poi ce ne sono altri, come Gramellini, Roncone, Severgnini, ma sono abbastanza insignificanti». Non sono insignificanti le trasmissioni che sgomitano per ospitarlo.

Come Otto e mezzo, dove Lilli Gruber gli ha offerto un palco e una serie di domande alle quali non gli è parso vero di rispondere. «Tornerebbe dalla Gruber?», gli viene chiesto. «Assolutamente sì», assicura (e ci mancherebbe). «Il mio unico problema è trovare il tempo per recarmi da chi gentilmente mi invita».

Ha il carnet pieno, infatti: «Sono stato a Otto e mezzo, sono stato a La7, sono stato invitato tante volte da Floris, sono stato invitato dalla signora Berlinguer. Non mi sono mai negato a nessuna domanda: scomoda, comoda, irritante...».

CONVERGENZA D’INTERESSI

Tutti conduttori di area progressista, e non è un caso che vogliano dargli visibilità. Accanto al gioco di sponda c’è quello delle parti. Loro si atteggiano a scandalizzati per ciò che Vannacci dice sulla «remigrazione», sull’omosessualità e su tutto ciò che contrasta con i precetti della sinistra e del politicamente corretto. Lui si dipinge come il militare coraggioso pronto a sfidare gli interlocutori più ostili. Ma loro e lui vogliono la stessa cosa: che lui metta in mostra il suo lato più destrorso. E hanno lo stesso interesse: che Futuro nazionale levi più voti possibile alla destra di governo.

Si è visto anche nella conferenza stampa. In tutte le domande su come intenda usare il consenso che ha, Vannacci è stato velocissimo a liquidare la questione senza dire nulla. Cosa risponde a Meloni? «Non rispondo al presidente del consiglio. Lo farò quando mi interpellerà». A quali condizioni siete disposti ad allearvi col centrodestra? «Io non ho mai parlato di adesione al centrodestra. Sono disposto a collaborare con chiunque accetti le nostre “linee rosse”». Ai giornalisti che da sinistra gli facevano domande sull’immigrazione, invece, ha fornito risposte da venti minuti, e più quelli insistevano, più lui ci sguazzava. Oggi si replica.