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Dalla banalità del Male al Male reso banale

Un viaggio nella mente di serial killer e assassini nell’epoca in cui anche crimini e criminali diventano parte dello spettacolo
di Maurizio Stefaninisabato 27 giugno 2026
Dalla banalità del Male al Male reso banale

4' di lettura

F u Hannah Arendt che, nel 1963 per spiegare il processo di Adolf Eichmann a Gerusalemme lanciò il concetto di Banalità del male. L'idea che il male commesso dal gerarca nazista - come dalla maggior parte dei tedeschi che si resero corresponsabili dell'Olocausto - fosse dovuto non a malvagità, ma piuttosto a una completa inconsapevolezza di cosa significassero le proprie azioni.
Nel 1991 Enrico Deaglio nel raccontare il modo in cui Giacomo Perlasca aveva salvato oltre 5000 ebrei rovesciò l'immagine nell'altro titolo “La banalità del bene”. Ma adesso la banalità del male è diventata addirittura pop. Lo spiega il criminologo Silvio Ciappi in un libro che si intitola appunto Pop-Crime Spettacoli criminali e banalità del male (Bibliotheka, pagine 96,14 euro) e che parte dalla constatazione di come il crimine sia ormai uno show televisivo. «Un imponente spettacolo che rischia di trascurare la parte oscura dei nostri comportamenti e i motivi che generano il male».

FORMAZIONE SUL CAMPO Criminologo, perito forense e psicoterapeuta, Ciappi durante la XIII Legislatura è stato membro della Commissione ministeriale sulle vittime della criminalità. Nel 2021 fu poi nominato consulente della Commissione parlamentare d’Inchiesta sulla morte di David Rossi: il capo della comunicazione della Banca Monte dei Paschi di Siena che il 6 marzo 2013 venne trovato cadavere sulla strada su cui si affacciava il suo ufficio, e di cui si sarebbero infine trovate le prove che fu omicidio e non suicidio. Ha inoltre svolto funzioni di giudice onorario presso il Tribunale dei minorenni di Firenze e attività di esperto criminologo in diversi penitenziari italiani.

È inoltre docente in diversi atenei italiani e scuole di specializzazione, e per conto della Commissione Europea ha svolto missioni internazionali in America Latina, Africa ed Asia. Ognuno dei libri che ha scritto può essere descritto come una immersione nell’incubo. Odio. L’altra faccia del dolore, del 2023, indaga sul modo in cui persone cosiddette normali possono trasformarsi, da un momento all’altro, in feroci aguzzini. Predatori. Dahmer, Bilancia e altri serial killer, pure del 2023, e Il Branco. Storie di giovani, di violenza e di noia, raccontano alcune di queste vicende estreme. E del 2025 è pure una Lettera a un giovane criminologo, in cui prova a spiegare il suo mestiere. Anche qui, Ciappi cerca di accompagnarci nei tenebrosi labirinti di menti deviate, nelle infernali spirali di psicologie contorte, nelle contorte visioni di chi abita accanto a noi. Ma osserva come ormai questi nuovi mostri si trasformano in divi pop e popolari: dati in pasto a telespettatori assettati di sangue da una tv dove ormai comanda l’imperativo di uno spettacolo che, paradossalmente, vuole essere allo stesso tempo a tutti i costi e a basso costo. Il grande pubblico si è così oramai assuefatto ad una violenza che inquieta il tempo di un reel su Facebook. Ma, in fin dei conti, i mostri non abitano dentro di noi? «Una volta, in carcere, ho improvvisato con un serial killer molto temuto una sorta di messinscena», racconta Ciappi in uno degli episodi narrati nel libro. «Lui diceva di essere controllato dalla Cia perché gli avevano messo un microchip nell’orecchio e allora io ho preso un camice, le pinze da chirurgo, l’ho fatto sdraiare e gli ho tolto l’inesistente microchip. Alla fine mi ha guardato in modo strano e deve aver pensato che eravamo in due ad essere matti in quella cella di galera».

SOCIOLOGIA E PSICOLOGIA La criminologia deve ormai avvalersi di sempre più saperi. Non solo la psicologia e la sociologia, ma anche la letteratura, e soprattutto l’arte rara del saper far domande e di saper ascoltare. «Tutte competenze necessarie per interpretare delitti che hanno intrapreso strade traverse, oblique, e richiedono nuovi metodi di lettura». «Chi fa il mio mestiere deve fare i conti col tema della morte. Con il lato cupo e violento della vita», spiega Ciappi. «Ho a che fare spesso con morti insensate, stupide, che si sarebbero potute evitare. Ho avuto a che fare con stupratori, assassini seriali, gente impazzita e violenta e anche con le vittime di crimini assurdi e cinici». Ma è un girovagare intorno al male in cui alla fine il criminologo scopre anche molte parti di sé stesso, essendo il suo un mestiere in cui deve fare i conti con il lato cupo e violento della vita. «In fondo ci sono persone che muoiono tutti i giorni in modi assurdi: vengono azzannate da uno squalo o investite da un’auto, cadono da un ciliegio o dalle scale, oppure sono colpite da una pallottola vagante. Oppure muoiono per uno scambio di persona, per troppo amore, per una battuta di caccia, per una lisca che si è piantata in gola». Ma il mondo e i delitti hanno cambiato fisionomia. «Ad uccidere non è più la povera gente immiserita economicamente e moralmente ma i figli del nostro pseudo-benessere, ragazzi della porta accanto che massacrano i loro cari, le persone che amano di più». Insomma, «l’uomo di oggi è sempre meno Edipo e sempre più Amleto».