«Due sono i tipi di banche esistiti: il MONTE DEI PASCHI e i diavoli. Le banche fondate per fare del bene, per ricostruzione, e le banche create per depredare il popolo». Così scriveva Ezra Pound nel saggio intitolato Banks e raccolto nell’antologia Social Credit: An Impact.
L’ammirazione di Pound per il Monte dei Paschi è tale che alla banca senese dedica una serie di poesie (Siena Cantos) in cui riporta brani degli antichi documenti e indica il Mps come esempio di credito basato su abbondanza naturale (i pascoli), proprietà pubblica (legata al territorio) e interesse moderato in contrasto contro la logica del sistema bancario legata solo alla finanza e al profitto. Nel libro Pound e/o Pasolini (Ares), che ripercorre la storia della famosa intervista di Pasolini a Pound, per la Rai, Luca Gallesi scrive: «Dunque: due personaggi apparentemente agli antipodi ma forse complementari o, perché no, alla fine addirittura affini, se non altro nella « simile critica all’avidità, che il primo chiama “usura” e il secondo “consumismo”, facce diverse di una realtà fatta di sfruttamento, di spregio delle tradizioni e della sacralità della vita a favore di un impegno indirizzato, ciascuno a modo proprio, a migliorare la società».
Pound prende a modello soprattutto il Mps del Sei-Settecento e la politica del Granduca Pietro Leopoldo. Ma ancor più significative sono le origini della Banca. Tutto comincia nel Medioevo con il grande Ospedale Santa Maria della Scala, fondato dai canonici della Cattedrale di Siena, che non solo curava i malati, ma accoglieva, cresceva e istruiva i bambini orfani e dava da mangiare ai poveri grazie a lasciti e donazioni.
Sotto le sue volte gotiche affrescate, perché la bellezza era una carezza di Cristo per i sofferenti e i bisognosi, potevi trovare giovani volontari che sarebbero diventati santi come Caterina Benincasa, Bernardo Tolomei e Bernardino Albizzeschi. Era il grande welfare state di Siena e poteva esserlo anche perché raccoglieva il risparmio dei cittadini facendo libretti di deposito. Fu preso a modello in diverse altre città.
In questo contesto, segnato profondamente dalla predicazione francescana (specialmente di san Bernardino) contro l’usura, nasce a Siena, nel 1472, il Monte di Pietà (Monte Pio) per iniziativa del Comune e nasce anche grazie al finanziamento del Santa Maria della Scala. Il Monte Pio, istituto di prestito su pegno a finalità caritatevole per aiutare gli indigenti, poi evolverà nel Monte dei Paschi che è rimasto legato alla città fino ai primi anni Duemila quando si verificò il noto disastro.
Oggi il Mps risanato è tornato d’attualità perché è a un bivio: o il gigantesco progetto lanciato dall’Ad di Mps Lovaglio che potrebbe trasformarlo nel terzo polo bancario del Paese oppure l’acquisizione da parte di Intesa/Unipol che porterebbe di fatto al suo smembramento e allo strappo da Siena. Giorgia Meloni si è espressa perché Mps non finisca smembrato perdendo il proprio nome e la propria identità. Su questa linea sono sia il Comune di Siena (di centrodestra) che la provincia e la Regione Toscana a guida Pd. Una convergenza “miracolosa”, anche perché il Mps è la prima azienda toscana. Non si tratta solo di preservare la più antica banca italiana e del mondo ancora in attività (che non è poco), ma anche di non spazzare via una grande storia che, da secoli, esprime l’identità spirituale e culturale non solo di Siena e della Toscana, ma dell’Italia. Una civiltà fatta di prosperità, di bellezza e di carità.
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