Libero logo

Integrazione è insegnare il cristianesimo

Le nuove generazioni devono conoscere la nostra cultura e la nostra civiltà. Gli islamici? Si devono includere partendo da Gesù
di Antonio Soccivenerdì 25 settembre 2026
Integrazione è insegnare il cristianesimo

4' di lettura

Inclusività? Integrazione? Ieri la prima pagina di Repubblica recitava: “Scuola, i paletti del Colle”. Ma la scuola, a parte la mera convivenza, in che modo integra le nuove generazioni appartenenti a culture e mentalità molto diverse dalla nostra?

La conoscenza della lingua italiana (alla base del provvedimento del governo sul numero di stranieri per classe) è il requisito primario e indispensabile. Ma poi c’è la sostanza, cioè i contenuti da imparare: la scuola stessa. Che deve far conoscere alle nuove generazioni la nostra cultura e la nostra civiltà perché in un’identità inesistente non si integra nessuno, come ripete il card. Sarah.

Il ministro Valditara è stato attaccato già solo per aver ribadito, per i programmi di storia delle superiori, «la centralità della storia dell’Italia, dell’Europa e dell’occidente», che dovrebbe essere un’ovvietà. È lo scopo fondamentale della scuola anche per gli alunni italiani che spesso sono una pagina bianca. Se noi stessi non sappiamo chi siamo, da dove veniamo e dove abitiamo, non possiamo “accogliere” altri. Senza storia, né identità, né regole non c’è casa. È la giungla.

Poi c’è chi ha storto il naso pure perché, negli stessi programmi delle superiori, per letteratura, accanto ai poemi epici classici «fondamento della civiltà europea (Omero, in particolare l’Odissea e l’Eneide di Virgilio)», il Ministero ha scritto: «Può essere utile anche la lettura in classe di alcune pagine della Bibbia, “grande codice” di ispirazione delle letterature». È un primo passo nella direzione giusta.

L’ISLAM

Ma se vogliamo una integrazione - soprattutto per i ragazzi che vengono da culture del tutto diverse come gli islamici - dovremmo parlare di una conoscenza vera, fin dalle elementari (non solo alle superiori), della nostra civiltà. A cominciare dal cristianesimo che ne è il fondamento.

Vi propongo una citazione: «Non dite che il Vangelo tocca ai preti. Anche levando il problema religioso, restava il libro da studiare in ogni scuola e in ogni classe. A letteratura il capitolo più lungo toccava al libro che più ha lasciato il segno, quello che ha varcato le frontiere. A geografia il capitolo più particolareggiato doveva essere la Palestina. A storia i fatti che hanno preceduto accompagnato e seguito la vita del Signore. In più occorreva una materia apposta: scorsa sull’Antico Testamento, lettura del Vangelo su una sinossi, critica del testo, questioni linguistiche e archeologiche».

Immaginate cosa succederebbe se fosse una pagina del ministro Valditara... Invece è di don Lorenzo Milani, colui che il Pd considera uno dei suoi padri ispiratori (Veltroni, da segretario, adottò il suo motto «I care»).

Questa pagina è tratta dal libro “Lettera a una professoressa”, che è ritenuto la bandiera del ’68, il suo inizio (poi fu rimpiazzato da Marcuse). Don Milani aggiungeva: «Da gente che dimentica il Vangelo c’è da aspettarsi qualunque cosa. Vien fatto di dubitare di tutto quello che insegnate». Non scrisse queste cose perché era un prete, ma perché era un grande educatore che alla scuola ha dedicato tutta la sua vita. Lui voleva educare dei cittadini consapevoli. Non bisogna essere un prete per capire la centralità del cristianesimo.

Franco Fortini è stato uno dei più lucidi intellettuali marxisti del secondo Novecento. Cominciai a seguire i suoi corsi di “Critica letteraria”, all’Università di Siena, fin dal primo anno. Un giorno venne in aula e cominciò a leggere una stupenda poesia. Chiese se qualcuno la conosceva. Risposi che mi sembrava il “Mercoledì delle ceneri” di Thomas S. Eliot. Era infatti quel giorno e Fortini chiese a tutti cosa significa il mercoledì delle ceneri. La platea, perlopiù di sinistra, si mostrò ignara. E lui disse testualmente: «Qualunque idea abbiate, non potete studiare letteratura, arte, filosofia, storia se non sapete tutto del cristianesimo».

DA CACCIARI A CROCE

Pochi anni dopo, lavorando al Sabato, ricordo di aver intervistato Massimo Cacciari che, con la sua consueta decisione, si scagliava contro la scuola che faceva arrivare all’università giovani che non sanno nulla del cristianesimo. Riteneva che fosse una cosa inammissibile.

Le stesse considerazioni sulla centralità del cristianesimo sono state fatte da personalità laico-liberali, anche anticlericali, come Benedetto Croce e Federico Chabod (ma se ne potrebbero citare altri).

Il primo, nel celebre saggio Perché non possiamo non dirci cristiani, scriveva fra l’altro che «il Cristianesimo è stato la più grande rivoluzione che l’umanità abbia mai compiuta» tanto che «non meraviglia che sia apparso o possa ancora apparire un miracolo, una rivelazione dall’alto, un diretto intervento di Dio nelle cose umane, che da lui hanno ricevuto legge e indirizzo affatto nuovo. Tutte le altre rivoluzioni, tutte le maggiori scoperte che segnano epoche nella storia umana, non sostengono il suo confronto, parendo rispetto a lei particolari e limitate. [...] E le rivoluzioni e le scoperte che seguirono nei tempi moderni [...] non si possono pensare senza la rivoluzione cristiana, in relazione di dipendenza da lei, a cui spetta il primato perché l’impulso originario fu e perdura il suo».

Federico Chabod, rifacendosi a Croce, scrive: «Non possiamo non essere cristiani, anche se non seguiamo più le pratiche di culto, perché il Cristianesimo ha modellato il nostro modo di sentire e di pensare in guisa incancellabile... Anche i cosiddetti “liberi pensatori”, anche gli “anticlericali” non possono sfuggire a questa sorte comune dello spirito europeo».

Il cristianesimo, che fece propria la cultura greco-romana, origina e comprende nella sua storia anche l’illuminismo e la laicità liberale. Tanto che convive bene con essi. Il cristianesimo dovrebbe diventare parte dei programmi scolastici come una materia (diversa dall’ora facoltativa di religione cattolica).

www.antoniosocci.com