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Oriana Fallaci, la malattia, la rabbia e l'orgoglio: l'ultima lettera senza sconti

Una testimonianza preziosa, la volontà di salvare dall’oblio il lato autentico e umano di una delle voci più potenti e controverse della nostra epoca
di Oriana Fallacimartedì 8 settembre 2026
Oriana Fallaci, la malattia, la rabbia e l'orgoglio: l'ultima lettera senza sconti

5' di lettura

Per i vent’anni dalla morte di Oriana Fallaci, arriva per la prima volta in libreria «La forza della passione. Lettere a monsignor Rino Fisichella» di Oriana Fallaci (Piemme). Queste lettere, rimaste private per vent’anni, sono una testimonianza preziosa, la volontà di salvare dall’oblio il lato autentico e umano di una delle voci più potenti e controverse della nostra epoca. Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo a sinistra una parte dell’introduzione al libro firmata dal religioso, a destra l’ultima lettera della Fallaci. La scrittrice, ormai molto malata, risponde furibonda ad una lettera di Fisichella che la invita ad essere cauta. Scrive: «Questa mattina una persona fidata vicinissima ai servizi mi ha consigliato di suggerirti di essere estremamente prudente. Qui a Roma sono arrivate voci (e noi sappiamo che sono vere, ma loro non sanno che io so) che c’è un via vai di avvocati da casa tua. Dicono che tu vuoi fare di tutto per non pagare le tasse agli Usa e che ci riuscirai tramite il Vaticano perché c’è Fisichella alle spalle. Come vedi sono voci stupide, ma stanno girando e obbligano alla prudenza». Ps: nel testo di Oriana Fallaci alcuni nomi sono stati omessi per ragioni di privacy.

New York, domenica 21 maggio 2006 Darling, ciò di cui mi informi nella lettera giunta due giorni fa mi inferocisce. Mi deprime, mi nausea, e mi inferocisce. Anzitutto perché (ammesso che t’abbiano raccontato la verità) i soi-disant servizi segreti non hanno alcun diritto di ficcare il naso nelle mie faccende private e personali. Peggio: nella mia morte. Non appartengo a sette mafiose o a circoli truffaldini del calcio. Non sono un terrorista di Al Qaida o una spia di Hamas. Sono un probo ed ultrarispettabile cittadino che rende onore e ha sempre reso onore al proprio Paese. E anziché ficcare il naso nella mia integerrima privacy, spettegolare a cena o nei salotti, quei buoni a nulla dovrebbero baciarmi i piedi e il suolo su cui cammino. Le loro chiacchiere e le loro presunte spiate sono un abuso, uno sconcio, per cui vorrei (come minimo) prenderli a pedate nel sedere.

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LA REPLICA
Ed ora ecco la necessaria risposta. Sarà lunga quindi ti prego di avere pazienza e leggerla con attenzione. Così potrai riferirla alla persona che gli è vicinissima. 1) Chiunque sia, tale persona parla a vanvera, cioè basandosi su cazzate o calunnie che dovrebbe proibire sia in nome della legge che della morale. Io non ho bisogno alcuno di consigli sulla prudenza. Io non commetto alcuna imprudenza. Consultare avvocati per preparare in punto mortis un testamento richiede solo saggezza e capacità di difendersi dai lerci tranelli dello Stato di New York: notoriamente, una associazione a delinquere che non ha uguali negli Stati Uniti. Soprattutto in materia di successione, ma non solo di successione. (Pensa che una legge impone multe agghiaccianti ai proprietari che, oltre a non spazzare ogni giorno il tratto di marciapiede dinanzi alla propria casa, non puliscono i «diciassette pollici e tre quarti della strada al di sotto del marciapiede». E se fai causa al municipio come l’ho fatta io, se la vinci come ho vinto io, nello stesso momento ti impongono un’altra multa per la sporcizia lasciata di nuovo dai passanti.) Giustificazione: «Sorry, we need money».

2) Difendersi con gli avvocati dai furti legalizzati che accompagnano le tasse di successione non è così illecita: ovvio. È un sacrosanto diritto che si riassume nel principio fiscale qui definito «To avoid not to evade». Bè, c’è una bella differenza tra il verbo to-avoid e il verbo to-evade. Cioè tra l’evadere le tasse e nell’evitare le tasse non dovute. Se il benessere del fisco americano sta tanto a cuore dei servizi segreti italiani, quest’ultimi devono imparare l’inglese. E sebbene la cosa non li riguardi, sappiano che le tasse io le ho sempre pagate e le pago fino all’ultimo centesimo con deplorevole rassegnazione. Fanno lo stesso, loro, in Italia? Fanno lo stesso i parlamentari, i ministri, i comunisti miliardari che grazie a lerci privilegi vivono alle spalle del popolo? In numerosi casi, mi risulta di no.

3) Non ho bisogno di prudenza, ma ho bisogno di riservatezza. E questa la esigo, sì, con grande rigore. Soprattutto su un argomento legato alla mia prossima morte. Giorni fa le agenzie di stampa stavano per diffondere la notizia della mia morte, e due giornali stavano per pubblicare il «coccodrillo». Ne soffrii molto, essendo superstiziosa ci vidi un segno di malaugurio, e ora chiedo: chi glielo aveva detto alle agenzie di stampa che la mia malattia s’era improvvisamente o drammaticamente aggravata sicché forse ero già morta?!? Non certo io che proteggo la mia privacy con isteria e della mia salute parlo solo al telefono con te e con Daniela. I servizi-segreti italiani, dunque? E perché? Per conto di chi? Del nuovo governo fascista? Di Mortadella, di Rifondazione, dei loro protetti mussulmani che vogliono decapitarmi o sgozzarmi?!? Razza di delinquenti. Fascisti, buoni a nulla, venduti e delinquenti.

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CRISTALLO DA PROTEGGERE
4) Né con gli avvocati-avvoltoi, né con l’ambasciatore né col console generale, vale a dire con le sole persone che frequento dacché sono peggiorata e di conseguenza lavoro alla macabra stesura del testamento, io ho mai pronunciato il tuo nome. Mai! Mai!!!! Il tuo nome io lo taccio sempre. Lo proteggo come un prezioso cristallo su cui nessuno deve mettere le mani e la linguaccia. Et bien a propos. So benissimo infatti che la gente è tanto stupida quanto invidiosa, che non capirebbe o si ingelosirebbe. Che il prezioso cristallo me lo romperebbe o me lo incrinerebbe. E quanto alla calunniosa nonché demente frase «Ci-riuscirà-tramite-il-Vaticano», ma siamo seri!!! Che c’entra il mio testamento con il Vaticano?!?!?! Bisogna essere analfabeti e ignari di tutto per inventare e diffondere una simile stronzata, e più mi chiedo chi siano gli autori più concludo che sono stati quel (...) e quell’avvocaticchio cugino di (...). E sai come, quando? Durante la lunga conversazione telefonica che ebbero.
5) (...)

6) Tu ne parli con stima e fiducia. Ma io temo che quella stima e quella fiducia siano un immeritato regalo che nasce dalla tua bontà. Dalla tua abitudine a vedere il Bene anche dove il Bene non c’è. Dalla tua convinzione che il Bene finisca sempre col trionfare. Insomma, dal tuo ottimismo. Io adoro il tuo ottimismo. Lo trovo poetico, virile, coraggioso. (Più volte nei libri ho scritto: «In fondo il coraggio è ottimismo».) E non dimentichiamo che da un anno il tuo ottimismo mi aiuta a vivere, mi tiene in vita. Ma l’ottimismo si nutre anche di ingenuità. E fidarsi di costui è ingenuo. Ne parleremo a voce. E grazie d’avermi seguito fin qui. (Una noia, lo so.) Grazie di chiamarmi così spesso. La tua bella voce mi ravviva, lo sai. Mi resuscita. Devi aver ereditato quella dote dai santi del calendario. Vieni più presto che puoi. Io ti aspetto come ne La buona terra di Pearl Buck i contadini cinesi aspettano la pioggia in agosto.

E va da sé che se piove non possiamo cenare sotto l’ombrello di foglie cioè sul terrazzino. Luogo giusto per approfondire il discorso sull’incontro che ha un senso perché è stato pianificato da Dio, e guai a non viverlo con l’intensità e la coerenza di cui siamo capaci. (Cosa di cui sono assolutamente convinta.) Però un po’ di merito tocca anche a noi. Curzio Malaparte diceva sempre: «Le cose succedono a chi se le merita».

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