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Buzzati e il sensitivo Rol: la boutique del mistero

Un thriller ripercorre il legame tra l’autore de «Il deserto dei Tartari» e il medium. E sullo sfondo, gli anni del terrorismo
di Bruna Magilunedì 21 settembre 2026
Buzzati e il sensitivo Rol: la boutique del mistero

3' di lettura

Ci sono misteri che restano per sempre tali e neppure l’intelligenza artificiale è in grado di spiegarci, o forse sì, ma non li svela per non turbarci troppo. Per esempio l’impossibile sogno di comunicare con l’aldilà, in particolar modo con le persone amate che non ci sono più, alla ricerca di verità universali o private che non abbiamo potuto conoscere. Un desiderio forte e doloroso, così potente da diventare sete di conoscenza ad ogni livello, in certi casi trasformato in capolavoro eterno, pensate ad Ulisse che secondo Omero si spinge nell’Ade per ritrovare i suoi soldati perduti, morti in battaglia o nella durissima traversata del Mediterraneo, oppure a Dante che nell’aldilà cerca le ragioni del bene e del male della vita terrena. Persino Walt Disney ironizzò sull’argomento, affidando a Paperino-Amleto un potente interrogativo: «Chi con voce che rimbomba mi chiamò dall’oltretomba?».

DUE AMICI

Ci furono due personaggi, grandi amici, nel nostro passato prossimo, che vissero da vicino la ricerca spasmodica di “risposte impossibili” provenienti da un mondo parallelo. Il primo fu Dino Buzzati, nato nel 1903, inviato del Corriere della Sera, giornalista nel dna, aveva iniziato ragazzino, autore di capolavori come Il deserto dei tartari; il secondo fu il sensitivo Gustavo Adolfo Rol, nato nel 1906, quindi quasi coetanei, capace persino di far passare gli oggetti attraverso i muri, che conobbe Mussolini, al quale (con notevole coraggio) aveva anticipato la sconfitta dell’Italia e la rovina personale, conobbe Charles De Gaulle, e divenne grande amico di Federico Fellini. La sua aura era il verde, spiegava di aver scoperto l’incredibile legame fra quella tonalità, la quinta musicale e il calore. Ed è dalla sinergia di questa coppia, che nasce un curioso romanzo (thriller esoterico?) Il telefono rosso (Bibliotheca editore, pag. 127, euro 14), autore Andrea Peirone. Racconta di Adriano, giovane giornalista al Corriere della Sera, che nei turbolenti anni ’70 del terrorismo e degli attentati, cerca disperatamente la verità sulla morte del padre assassinato. Ed è il grande collega Buzzati ad offrirgli aiuto, portandolo in una villa sul lago di Como, per fargli conoscere Rol. Il quale gli precisa subito le sue “credenziali”. Affermando di non essere un medium. «Non mi occupo di sedute spiritiche. Inoltre, all’atto della morte l’anima ritorna a Dio. Quello che resta qui, nel mondo, è un quid, la scintilla d’intelligenza che questi trasmise alle sue opere, la parte spirituale di lui che fu spesa sulla terra». Ma è il telefono di fronte ad Adriano a sconvolgerlo, è quello con il quale Rol lo ha messo in contatto con il linguaggio dell’aldilà attraverso un commutatore, perché quando risponde ode nella cornetta un ticchettio antico, è quello delle ruote della bicicletta che usava da bambino, quando il suo papà rimaneva a guardarlo mentre pedalava. E ora è la sua voce che gli sta chiedendo perché lo ha chiamato e che cosa vuole. Scorrono le ore, e Adriano teme il punto di non ritorno, quando l’esposizione al commutatore Wernicke dopo avergli aperto l’udito alla voce del padre, lo avrebbe reso di nuovo sordo. E il padre entra nei dettagli: «Tornai a casa con il treno della sera, era buio. Mi ricordo la fermata, le vie del paese, le ombre lunghe trasportate dai lampioni. La sensazione che qualcuno mi seguisse. Sentivo dei passi a breve distanza. Mi guardavo indietro, avevo paura. C’era una sagoma scura, un uomo che sopraggiungeva...».

LA RIVELAZIONE

Poi la voce del padre si fa emozionata, dice di aver visto in faccia chi lo uccise, ma di essere troppo coinvolto, anche nell’aldilà, per riuscire a dirlo. Adriano si sente soffocare, un nodo gli stringe la gola. Teme che il commutatore si blocchi e che suo padre non riesca a completare il discorso. Sembra uno di quegli incubi in cui si crede di morire e ci si risveglia zuppi di sudore freddo. E qui ha la sensazione che tutto sia stato inutile. Ma Rol spiega che non è stato affatto così, perché gli ha dato l’occasione di raccontare tutto quello che lui e suo padre non si erano detti in vita per le reciproche incomprensioni.
Incredibile personaggio, Rol, che aveva affascinato persino Roberto Gervaso, giornalista e scrittore campione di aforismi, laico convinto che era andato a casa sua per intervistarlo, ed era rimasto folgorato dagli oggetti che trasmigravano da una stanza all’altra violando le pareti senza lasciare segni tangibili. Affascinato da un mazzo di carte che, in qualsiasi punto tu lo aprissi, presentava sempre e soltanto lo stesso seme, l’asso di picche.