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Il Murakami che toglie la maschera al Giappone

Morto a 74 anni l'autore omonimo di Haruki che, nei suoi libri, ha scoperto il lato osceno del Paese dei ciliegi
di Francesco Musolinosabato 24 ottobre 2026
Il Murakami che toglie la maschera al Giappone

3' di lettura

Il Giappone di Ryu Murakami cominciava dove finivano i ciliegi in fiore. Niente librerie accoglienti, gatti paciosi o malinconie da bestseller in fotocopia, cedendo il passo a squallide camere d’albergo, prostitute, assassini spietati e ragazzi pronti a distruggersi pur di provare ancora qualcosa. L’Occidente si lascia incantare da un paese elegante, sobrio e rassicurante mentre Murakami ne scoperchia il lato osceno parlando di sesso, droga e un’umanità perduta. Per l’autore di Tokyo Decadence la letteratura non serviva a consolare il lettore, costringendolo a guardare ciò che avrebbe preferito ignorare.
Ryunosuke Murakami è morto il 17 ottobre in casa propria, a 74 anni ma l’annuncio è stato dato solo ieri, dall’editore Gentosha.

Nato nel 1952, è stato tra gli autori più scomodi del Giappone; nel 1976 esordì pubblicando Blu quasi trasparente (Rizzoli lo portò in Italia nel 1993; oggi lo pubblica Atmosphere Libri) narrando di ragazzi allo sbando nei pressi di una base americana.

Nessuna consolazione, nessuna redenzione e nemmeno l’ombra di una trama tradizionale. Soltanto corpi e desideri che si consumavano nell’indifferenza. Il romanzo vinse il premio Akutagawa e vendette tre milioni e mezzo di copie.

DISTANZA DI SICUREZZA

Uno scandalo diventato bestseller con buona pace del decoro nazionale. Sulla pagina Murakami accumulava odori, sudore, sangue e allucinazioni, per poi aprire all’improvviso uno squarcio di bellezza.

Non assolveva né condannava i personaggi ma al lettore negava ogni distanza di sicurezza. L’eccesso era soprattutto nell’uso della lingua di una generazione disillusa e nella sua pagina, il vero scandalo non era il degrado, ma la facilità con cui una società prospera riusciva a ignorarlo.

In Coin Locker Babies (1980) portò l’incubo ancora oltre: due neonati abbandonati negli armadietti di una stazione ferroviaria sopravvivono e crescono covando una vendetta contro il mondo che li ha gettati via. Il loro destino diventa la metafora feroce di un Paese capace di produrre ricchezza ma non di prendersi cura di chi resta indietro. La medesima ferocia attraversa Tokyo Decadence (1992), il film che lo stesso Murakami trasse dal racconto Topaz, con le musiche di Ryuichi Sakamoto.

Ai (Miho Nikaido) è una prostituta specializzata in pratiche sadomasochistiche che attraversa la Tokyo notturna, da una suite all’altra, soddisfacendo le fantasie di clienti ricchi e rispettabili. C’è chi paga per umiliarla e chi per essere umiliato mentre lei cerca un amore perduto. Un film disturbante: il denaro compra ogni perversione, ma non una ragione per vivere.

Il lusso non nasconde la decadenza, la esibisce. In Audition - portato al cinema da Takashi Miike - un vedovo organizza un falso provino per trovare moglie e la commedia sentimentale precipita presto nell’orrore; in Tokyo soup una guida accompagna un americano nei quartieri a luci rosse e il 30 novembre, Atmosphere Libri, pubblicherà Love & Pop, storia di giovanissime studentesse che si prostituiscono per comprare beni di lusso: la cronaca di tutti i giorni che si mescola alla fiction per raccontare una realtà degradante davanti alla quale siamo oramai tristemente anestetizzati.

LA REALTÀ

La vera ossessione di Ryu Murakami era proprio il Giappone, il suo Paese cresciuto all’ombra americana, divenuto opulento e poi smarritosi fra conformismo e disillusione, senza mai interrogarsi su cosa avesse smarrito lungo il cammino.

Per lui, la rabbia non era un difetto da correggere, ma il primo sintomo, il segnale tangibile di una coscienza ancora viva. Condivideva il cognome con Haruki Murakami - l’autore di Norwegian Wood - ma non la parentela né tantomeno lo stile; lì dove Haruki cercava il mistero nelle pieghe della solitudine e del pensiero magico, Ryu affrontava la realtà a mani nude, senza mai concedere al lettore il conforto di sentirsi innocente o l’evasione offerta dai ciliegi in fiore e da quelle librerie piene di gatti che raccontano un paese perfettamente omologato ai canoni del mercato editoriale occidentale.