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Milan, Maignan si giustifica. Ora però faccia il capitano

di Gabriele Gallucciosabato 24 ottobre 2026
Milan, Maignan si giustifica. Ora però faccia il capitano

2' di lettura

Mike Maignan si giustifica, prova a spiegare, rivendica la propria buona fede. «Il mio gesto non era intenzionale», sostiene il francese dopo l’espulsione di Bournemouth. E aggiunge: «Volevo creare dello spazio nella mia zona in area». Tutto legittimo, per carità. Ma adesso sarebbe il caso che tornasse a fare il capitano. Perché quello visto in Inghilterra non è stato soltanto un errore grave, ma un gesto incompatibile con la responsabilità di chi porta la fascia.

C’è un paradosso quasi crudele nella vicenda rossonera. Proprio quando Adrien Rabiot si sta imponendo come un autentico leader, capace di alzare la voce, assumersi responsabilità e indicare ai compagni la strada, ecco che un altro senatore dello spogliatoio combina un pasticcio colossale. Rabiot costruisce, Maignan distrugge. Il primo trasmette personalità e disciplina, il secondo si lascia travolgere da una reazione che un calciatore della sua esperienza dovrebbe controllare.

C’è però un confine invalicabile. Dopo Bournemouth, Maignan è stato bersagliato da insulti razzisti sui social. Una vergogna che nulla ha a che vedere con la critica sportiva. Il Milan ha condannato «con fermezza ogni forma di razzismo e discriminazione», esprimendo «piena solidarietà e sostegno» al portiere. Il club richiama tutti all’unità e ricorda che bisogna vincere «con dignità, rispetto reciproco e classe». Difendere Maignan dagli attacchi razzisti è un dovere, giudicarne l’errore resta legittimo. Le due cose non vanno confuse.

Le spiegazioni sui social non cancellano la sostanza. «Sfortunatamente, questo ha portato a dare una cattiva immagine, in particolare ai più giovani», ammette Maignan. Salvo precisare: «Il club, lo staffe i miei compagni sanno che tipo di persona e che tipo di capitano io sia». Nessuno giudica una carriera attraverso un episodio. Ma proprio perché parliamo di un giocatore di questa statura, l’asticella deve essere più alta. E la frecciata alle «interpretazioni date da alcune persone e da certi media» appare fuori luogo. Il nervosismo esiste, le provocazioni pure. Ma un capitano deve saperle gestire senza scaricarne il prezzo sui compagni.

E attenzione a non cercare altrove responsabilità che hanno un indirizzo preciso. A Ruben Amorim non si può imputare un ko legato a due rigori e all’espulsione del portiere. Il Milan proverà a ripartire nella trasferta di Udine (domani alle 20.45), ma resta la questione della leadership. Rabiot ha dimostrato che si esercita con l’esempio, non con le parole. Maignan ha il tempo e l’autorevolezza per rimediare. Però deve capire che la fascia è un impegno verso i compagni. Le giustificazioni possono bastare. Adesso servono i fatti. E un capitano vero.