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"Camionista" è la parola della settimana

Il termine aveva messo in difficoltà anche i fascisti. Poi ci ha pensato la Commissione per l'Italianità della lingua...
di Massimo Arcangelidomenica 18 ottobre 2026
"Camionista" è la parola della settimana

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In principio fu il camion. Durante il Ventennio, nei suoi tre anni di attività (1940-1943), la Commissione per l’Italianità della Lingua della Reale Accademia d’Italia, incaricata dal regime fascista di espungere dall’italiano le parole non indigene, si trovò ad affrontare diversi casi difficili. Uno dei termini più ostici da tradurre risultò essere proprio camion, già circolante in area toscana negli adattamenti camio e camione.

Fu l’adunanza del 24 novembre 1941 a risolvere la questione una volte per tutte con l’approvazione della proposta avanzata dal matematico Francesco Severi, e così verbalizzata: «La Commissione (...) decide di rispondere agli Enti interessati che si può usare indifferentemente autocarro o camion; inoltre si può usare il vocabolo trattore quando l’autocarro ha funzione di rimorchio; nel caso che l’autocarro sia munito di cingoli, si dirà: autocarro a cingolo». Giunto dal francese (camion), dov’è attestato dal Trecento - c(h)amion “specie di carretta” (1352) -, camion era apparso per la prima volta in italiano in epoca ottocentesca, all’inizio, anche come carretto camion, col significato di “carretto per il trasporto a mano di terra o altro”: «Quando si raggiunge la distanza di 200 metri, se la strada è prossimamente orizzontale, cessa la convenienza dei trasporti a carriuole e si possono applicare con vantaggio i così detti carretti camion. Sono piccoli birocci a due ruote, col cassoncino equilibrato sul perno delle medesime, che sono trascinati da uomini» (Alessandro Ferretti, Il tramway agrario ed i trasporti di terra, «Atti e memorie della R. Accademia virgiliana di Mantova. Biennio 1879-1880», Mantova, Prem. Stab. Tipografico Mondovì, 1881, p. 174).

Nella sua accezione moderna camionista sarebbe spuntato solo nel Novecento (quello militare si affaccia già negli anni Dieci), ma nel secolo precedente, a chiudere il cerchio, la voce aveva potuto occasionalmente sostituire carrettiere (Ciro Griffini, Il dottore del cavalli. Con illustrazioni caratteristiche delle principali malattie cui va soggetto il cavallo (...). I. Malattie interne, Milano, Ernesto Oliva Librajo-Editore, 1873, p. 287).