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Pensioni, per trovare le risorse bisogna eliminare il sistema retributivo

Il 90% delle pensioni di anzianità viene pagato con un sistema che garantisce 100 a chi ha versato 10. Lo schema non può reggere. Eliminarlo eviterebbe anche il contributo di solidarietà

Ignazio Stagno
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Il nodo pensioni toglie il sonno al governo e soprattutto al minsitro del Lavoro Enrico Giovannini. Dopo la bocciatura da parte della Consulta del superprelievo sulle pensioni d'oro che superavano i 90mila euro annui, ora il governo studia un'altra soluzione che prevede un contributo di solidarietà da parte di chi guadgna di più. Il provvedimento, che ha il retrogusto dell'"Amaro Giuliano", l'idea è di Amato, colpirebbe non solo le pensioni ma anche gli stipendi. Il tutto per alzare le pensioni minime e far quadrare i conti dell'Inps. Perché si è arrivati a tanto? Le radici sono lontane e sono tutte nel nostro sistema pensionistico. Il sistema retributivo è una mannaia per le casse dello Stato. Milioni di pensionati percepiscono un gudagnao che eccede e di tanto, la parte di contributi versati durante la carriera professionale. Insomma hanno versato 10 percepiscono a volte 100. Il prelievo sui più ricchi - Mentre si chiedono sacrifici a tutti non si vede perché non si debba chiedere un contributo sulle pensioni elevate, quelle calcolate con il vecchio sistema retributivo del quale hanno beneficiato coloro che hanno cominciato a lavorare prima del 1996. In sostanza questa era l'idea di Monti che prevedeva appunto un prelievo sulla parte eccedente calcolata con il sistema retributivo. Attualmente quasi il 90% delle pensioni in pagamento è calcolato con questo metodo. "Sicuramente sarà cosa saggia studiare tutte le possibili soluzioni - spiega il presidente dell'Inps Antonio Mastrapasqua -. Il sistema retributivo era sicuramente più generoso di quello contributivo, il mio pensiero è quello, come sostengono Amato e Marè, di renderla solidaristica e redistributiva all'interno del sistema pensionistico e non per altre finalità". Insomma Mastrapasqua alza il velo sul sistema retributivo, ma resta ancorato alle suggestioni di Amato.  Abolire in toto il retributivo - La soluzione potrebbe essere una sola: abolire il sistema retributivo. Certo, si tratta di una provocazione perché non vale la retroattività e, se solo si ipotizzasse un intervento di questo tipo tra ricorsi in tribunale e manifestazini di piazza l'Italia finirebbe nel giro di pochi giorni come l'Egitto. Però è bene ricordare le incongruenze del sistema. Il metodo di calcolo retributivo è tarato sulla pensione di anzianità. L'importo è legato all'entità della retribuzione sull'ultima busta paga prima della fine del rapporto di lavoro o ad una media delle retribuzioni di un certo periodo della vita lavorativa. Il sistema è coerente con l'idea che la pensione assolva la funzione di garantire al cittadino, che abbia ormai perduto la capacità di produrre reddito, il diritto ad una pensione che gli consenta un tenore di vita sugli stessi livelli del periodo lavorativo. Ma alla lunga il sistema è micidiale. In pratica per garantire a milioni di pensionati una busta paga in linea con la loro carriera lo Stato di fatto ha svuotato le casse, perchè negli anni ha incassato meno di quanto ha pagato, appoggiandosi su un pericoloso schema di entrate e uscite che non ha mai garantito la tenuta del sistema. Per riequilibrare le minime e garantire una pensione alle generazioni future serve abolire per tutti il sistema retributivo. Anche quello "retroattivo". Solo così l'Inps può tornare in piedi e con lei anche le tasche dei pensionati italiani. (I.S.)

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