Libero logo

Sicilia: Cgil, 300mila lavoratori in nero e un mld di minor gettito Irpef

domenica 20 ottobre 2013
Sicilia: Cgil, 300mila lavoratori in nero e un mld di minor gettito Irpef

2' di lettura

Palermo, 15 ott. - (Adnkronos) - Ammonta a circa un miliardo l’anno il mancato gettito Irpef per le casse delle Regione siciliana a causa del lavoro nero. Sono stime della Cgil e della Fillea regionali su elaborazioni del Cerdfos, il centro studi del sindacato, che hanno tenuto oggi una conferenza stampa sul tema del sommerso con un focus sull’edilizia. Un’occasione per sollecitare al governatore siciliano, Rosario Crocetta, l’attuazione di uno dei punti “importanti” del suo programma: il Patto antievasione. “Assistiamo oggi - ha detto Mimma Argurio della segreteria della Cgil Sicilia - a una crescita del sommerso accompagnata ed agevolata dal depotenziamento degli organi di controllo”. Secondo le stime del sindacato, infatti, i lavoratori in nero sono in Sicilia 300mila e di questi 40mila nell’edilizia, 32mila nell’agricoltura, 26mila nel manifatturiero, 200mila nei servizi. “Il lavoro nero - ha sottolineato Argurio - si presenta, dunque, come un grave problema sociale, ma anche economico, facendo venire meno risorse che potrebbero essere fondamentali per il rilancio del tessuto economico". Una parte delle quali, “almeno il 10%, una volta recuperate - ha aggiunto Franco Tarantino, segretario generale della Fillea Sicilia, il sindacato degli edili - potrebbe essere utilizzata per il funzionamento dei servizi ispettivi nell’ambito di un’apposita norma sui controlli, il cui varo chiediamo al governo regionale”. L’edilizia è emblematica della situazione in Sicilia. “E’ un settore in crisi - ha osservato Tarantino -, che ha perso dal 2008 ad oggi 68mila posti di lavoro, che ha visto chiudere 2.518 imprese ma che, da diversi indicatori, rivela una crescita del sommerso non tale tuttavia da compensare, anche se in modo irregolare, il lavoro venuto meno, cui si accompagna meno sicurezza nei cantieri e meno diritti in genere”. La Fillea ha verificato che se nel 2008 su 100 dichiarazioni di inizio attività nei Comuni si aveva un riscontro nelle casse edili per 50 di queste, nel 2012 il numero è sceso a 15, “segno dell’inabissamento delle imprese edili”. (segue)