Roma, 24 ott. - (Adnkronos/Ign) - Dopo le polemiche esplose per il suo duro attacco alla manovra e per aver parlato di "porcate" in Parlamento, il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi interviene in audizione al Senato e decide di scusarsi. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, dalle colonne del 'Corriere della Sera', aveva definito "inaccettabili" le parole del leader degli industriali, chiedendo le scuse. "Una cosa è criticare un parlamentare, un ministro, un partito, un'altra attaccare il Parlamento". Le critiche degli industriali però, restano. "Le scelte effettuate sono ancora distanti da quelle auspicate" spiega Squinzi sottolineando che lo schema individuato "è ancora insufficiente sotto il profilo delle risorse, se l'obiettivo è dare una svolta e imprimere un'accelerazione all'economia". "Siamo fortemente convinti che la legge di stabilità deve segnare il vero spartiacque tra la stagione del rigore e quella dello sviluppo, consentendo di irrobustire quei primi germogli di ripresa che iniziamo a intravedere. Riassumo con alcuni dati la fotografia dello stato in cui versa, purtroppo, il Paese" spiega Squinzi. Dati alla mano, "rispetto a sei anni fa il prodotto interno lordo si è ridotto del 9%, mentre il Pil procapite è diminuito di circa 2.700 euro, tornando ai livelli del 1997, caso unico tra i paesi dell'euro. La riduzione della domanda interna è stata di una intensità senza precedenti ed è stata la determinante del calo dell'attività economica. L'occupazione è caduta del 7,2%, sono state perdute 1,8 milioni di unità di lavoro. Persone che hanno perso l'impiego difficilmente riusciranno a ricollocarsi nel sistema produttivo. La produzione industriale è a un livello inferiore del 24,2% rispetto al picco pre-crisi del terzo trimestre del 2007; in alcuni settori la caduta supera il 40%. La pressione fiscale è in costante ascesa: un punto di PIL in soli tre anni e una previsione del Governo per il 2013 di un ulteriore aumento dal 44% al 44,3%. Il costo del lavoro per unità di prodotto è continuato ad aumentare negli ultimi 20 anni e la produttività è scesa, registrando una riduzione della competitività italiana di circa 35 punti rispetto alla Germania". "Quanto possiamo reggere ancora questa dinamica?", si domanda il presidente di Confindustria. "Personalmente, da imprenditore, credo che abbiamo già superato abbondantemente la soglia di resistenza e che non ci sia più tempo da perdere. Lo dimostra la quantità di imprese che chiudono l'attività o che abbandonano l'Italia". Squinzi sottolinea quindi che "Confindustria condivide l'impianto della manovra, ma per renderla efficace chiede con forza di aumentare le risorse per il taglio del cuneo fiscale" perché il paese può entrare in un trend positivo "se avremo coraggio di agire" per ridurre il fisco su imprese e lavoro.




