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Italexit e sread, il professore che accusa Mario Monti: "Così ci siamo auto-condannati". Si sfascia tutto

Giulio Bucchi
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L'Italia è schiava dell'Unione europea e il paradosso, relativo, è che a legarci mani e piedi a Bruxelles sono stati i nostri stessi governi, con scelte scellerate negli scorsi anni. Massimo Villone, professore emerito di Diritto costituzionale a Napoli. spiega al Fatto quotidiano perché il nostro Parlamento ha perso ogni effettività, "cioè la capacità di incidere. In Europa non c'è una comunità politica unitaria, e quindi il conflitto di interessi tra gli Stati è sempre dietro l'angolo".  Leggi anche: Chi e come ha gettato 300 miliardi (italiani) nel water "La politica dell'austerità senza se e senza ma rientra in questo quadro - prosegue l'esperto -. Se in un Paese lo spread sale, altri Paesi ne guadagnano. È in questo contesto che le scelte di un Parlamento formalmente sovrano possono trovare limiti di fatto". Ogni Paese, di fatto, è "sotto tutela" degli altri partner, ma l'Italia in difficoltà per motivi interni è più esposta ai rischi e meno autonoma. Ma questa riduzione di autonomia, sottolinea Villone, "è anzitutto una scelta della politica italiana! Le difficoltà e i contrasti sulla manovra trovano radice non tanto e non solo in regole e scelte Ue, ma nel Fiscal compact, un trattato che abbiamo ratificato nel 2012", quando a Palazzo Chigi c'era l'ultra-europeista Mario Monti, per molti un commissario della troika mascherato da premier tecnico. Anche la riforma dell'articolo 81, con l'introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione, è una drammatica limitazione che ci siamo auto-imposti.  "Nessuno ci obbligava a modificare la Carta. Oltre che col Fiscal compact, con il nuovo articolo 81 una politica debole e subalterna ha pensato di mettere una camicia di forza, in omaggio al totem di una gestione presuntivamente virtuosa della finanza pubblica. Di sicuro, una riforma sbagliata e potenzialmente pericolosa". Per uscire dall'impasse ed evitare che l'Europa si sfasci, conclude il professore, occorrerebbe avere "istituzioni europee veramente rappresentative. E un sistema che in principio riconosce diritti, coesione sociale, solidarietà. Ma presuppone un'Europa politica che purtroppo non esiste". E, alla fine, "prevalgono gli egoismi territoriali".

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