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Cuneo fiscale, la fregatura: priorità al rigore dei conti, poi meno tasse sul lavoro

Fabrizio Saccomanni

Un emendamento in Commissione precisa: le risorse ricavate da spending review e lotta all'evasione andranno prima per coprire eventuali buchi. Poi vengono imprese, dipendenti e pensionati

Giulio Bucchi
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Prima il rigore dei conti pubblici, poi la sopravvivenza di imprese, lavoratori dipendenti e pensionati. Commissione Bilancio della Camera e governo svotano il fondo taglia-cuneo tanto strombazzato dal premier Enrico Letta nei giorni scorsi. In quel portafoglio, destinato a ridurre le pressione fiscale, finiranno sì i soldi recuperati a partire dal 2014 dalla spending review da un lato e dalla lotta all'evasione dall'altra. Ma come sottolinea il Sole 24 ore, il guaio, sancito dall'emendamento di Montecitorio, è che queste risorse (già di per sé ipotetiche e aleatorie) verranno destinati al fondo taglia-cuneo fermo restando "il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica". Tradotto fuor di burocratese: se i conti dell'Italia peggiorano (per esempio, a causa di minori introiti dall'Iva, più che probabili), i soldi di spending review e lotta all'evasione fiscale andranno a tappare la falla e non finiranno nelle tasche di imprese, artigiani, lavoratori dipendenti e pensionati. Sulla carta, il fonto taglia-cuneo andrà al 50% per aumentare le deduzioni per le imprese (compresi liberi professionisti e piccole aziende con meno di 181mila euro di valore della produzione) e al 50% per aumentare le deduzioni riservate a lavoratori dipendenti e pensionati. Doppia fregatura - C'è poi una beffa ulteriore: nel caso di entrate non preventivabili e non computate nei saldi di finanza pubblica, come misure straordinarie di contrasto all'evasione fiscale (ad esempio, il rientro di capitali dall'estero), quei soldi andranno solo a imprese e lavoratori (dunque non ai pensionati) e in ogni caso prima saranno nel caso utilizzati, ancora una volta, per coprire eventuali buchi nei conti.

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