Milano, 20 giu. - (Adnkronos) - In Borsa le local utilities hanno fatto peggio delle imprese industriali: +69,9% l'apprezzamento tra 2003 e 2013, contro +84,3% e rispetto al prezzo di collocamento solo gli azionisti Hera hanno guadagnato (+36,1%, il cumulato), mentre sono negativi i rendimenti di Acea (-7%), Acsm-Agam (-46%), Iren (-55,8%) e A2A (-56,1%). Ma per i Comuni la Borsa è stato un buon affare, avendo incassato tra il 2003 e il 2012 circa 2,4 miliardi di dividendi di fronte a esborsi per ricapitalizzazioni pari a solo 120 milioni. E' quanto evidenzia la ricerca condotta da R&S-Mediobanca sulle local utilities partecipate dai maggiori enti locali. Resta il fatto che il rendimento offerto dai dividendi è migliore di quello di un investimento in titoli di stato solo nel 2009 (4% rispetto a 3,5%) e 2013 (4,7% contro 3,4%). Nel 2012 i 115 enti locali hanno effettuato nomine per 4600 posizioni di cui 2300 in società e 2030 in enti, fondazioni, consorzi. i Comuni hanno espresso 11089 nomine societarie (21,8 ognuno), le Provincie 616 (14,7 a testa), le Regioni 640 (32 ciascuna). Tra le nomine più numerose: i comuni di Venezia (65 nomine), Roma e Parma (53), le province di Trento (105) e Bolzano (59); il Friuli Venezia Giulia (66), la Sicilia e la Val d'Aosta (58 ognuno). Il monte compensi è stato pari a 38,8 milioni di euro. Il compenso medio è risultato pari a circa 24 mila euro, compreso tra i circa 36mila degli apicali e i 12.600 dei non apicali. Tra il 2010 e il 2012 è stato fatto uno sforzo di razionalizzazione: le nomine si sono ridotte del 16,5%, il monte compensi del 21%, il compenso medio del 9%. I tagli maggiori sono venuti dalle Procince: -20% le nomine; -27% il monte compensi.




