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Lavoro: Redaelli (Rollwasch), art. 18 falso problema, togliere barriere pmi

domenica 17 agosto 2014
Lavoro: Redaelli (Rollwasch), art. 18 falso problema, togliere barriere pmi

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Milano, 17 ago. (Adnkronos) - La riforma del lavoro "non è l'articolo 18". Una vera riforma sarebbe una "franchigia di cinque anni per tutte quelle barriere che impediscono alle piccole medie imprese di crescere e assumere". E' Ambra Redaelli, ex presidente della piccola industria di Confindustria Lombardia e amministratore delegato della brianzola Rollwasch italiana a prendere posizione sull'ipotesi dell'abolizione dell'articolo 18. "E' triste - dice all'Adnkronos - che ci si incunei ogni volta su questo problema". Lo sguardo, secondo l'imprenditrice attualmente nella giunta di Confindustria e nel direttivo di Federmeccanica, dovrebbe essere allargato a ben altri orizzonti di 'rigidità'. In primo luogo, la giustizia e i suoi tempi: "E' il vero problema del nostro Paese". La ricetta, per Redaelli, dovrebbe essere quella di affidare la gran parte dei contenziosi civili, ad eccezione dei più gravi, sotto l'egida della conciliazione e dell'arbitrato. "La rigidità - sottolinea - non è data dalla legge sul lavoro, ma dalla biblica gestione del contenzioso. La rapidità è un bene per l'imprese, ma soprattutto per il dipendente". Poi ci sono altre barriere, più piccole, ma comunque "scoraggianti". Ad esempio, "l'obbligo di versare il Tfr all'Inps una volta raggiunti i 50 dipendenti", ma anche lo stesso obbligo di assunzione di un disabile raggiunti i 15 dipendenti e i 35 "può a volte frenare la volontà di una pmi di espandersi". Da riformare, per l'imprenditrice, ci sarebbe anche la questione delle mansioni e del demansionamento, che "non deve essere un tabù". Quanto al contratto a tutele crescenti per i neo-assunti, "è interessante per le pmi", anche se ancora meglio "sarebbe prolungare fino ai 35 anni l'apprendistato, un contratto che mi piace moltissimo". In generale, per la numero uno di Rollwasch, "i contratti a tempo indeterminato per i giovani non si fanno non perché costino ma perché c'è ancora paura di ripiombare nella crisi". Spesso è proprio "l'insicurezza sul futuro delle condizioni economiche del Paese" a far propendere per una maggiore flessibilità in entrata e in uscita.