La crisi in Medio Oriente, con la chiusura dello stretto di Hormuz è «più impattante di quanto il mercato stia valutando» ma per l’Eni cambia poco. Il colosso energetico italiano che ieri ha presentato la trimestrale, si impegna a rispettare le scadenze di consegna per tutti i carburanti. «In un contesto di mercato caratterizzato da estrema volatilità, Eni continua a eseguire in modo coerente e rigoroso la propria strategia, con l’obiettivo di garantire al mercato e ai propri clienti energia sicura, economicamente sostenibile e a basso impatto carbonico», ha spiegato l’amministratore delegato Claudio Descalzi commentando i risultati del primo trimestre dell’anno. Risultati, ha aggiunto, che «evidenziano una performance e una solidità finanziaria fondamentali nel supportare gli investimenti nel nostro portafoglio di progetti geograficamente diversificati».
L’andamento è positivo sotto tutti i punti di vista. «La crescita produttiva di E&P (esplorazione e produzione, ndr) si conferma eccellente», specifica il capoazienda, «abbiamo continuato a incrementare il valore del portafoglio grazie agli eccezionali successi esplorativi e al rapido avanzamento dei nostri progetti di sviluppo. La joint venture con Petronas nel sud-est asiatico, ormai prossima a raggiungere la piena operatività, aprirà una nuova fase di crescita in un’area geografica di grande rilevanza. Le società satellite legate alla transizione, grazie alla solidità dei propri modelli di business integrati, sono in grado di generare risultati solidi, autofinanziando la propria crescita. Enilive è impegnata nella realizzazione di 2 milioni di tonnellate all’anno di nuova capacità di bioraffinazione, includendo i due recenti progetti approvati di Sannazzaro e Priolo».
Note positive anche su Plenitude che «prosegue nello sviluppo di capacità di generazione di energia rinnovabile e con l’acquisizione di Acea Energia ha raggiunto 11 milioni di clienti», ha sottolineato Descalzi, «il nostro piano di deconsolidamento posiziona Plenitude al meglio per investire e crescere in modo autonomo ed efficiente». Ma non è finita. Il 2026 si sta rivelando un anno d’oro perla società. Il primo trimestre è stato «l’inizio d’anno più straordinario per l’esplorazione», ha spiegato in conference call Francesco Gattei, chief transition e financial officer di Eni: «abbiamo consolidato la nostra reputazione di leader nell’esplorazione, scoprendo in media 900 milioni di barili di petrolio equivalente all’anno negli ultimi 10 anni, nei primi 4 mesi del 2026 abbiamo aggiunto circa un miliardo di nuove risorse». Il periodo gennaio-marzo si è chiuso comunque con l’utile netto rettificato a 1,302 miliardi di euro in calo dell’8% sullo stesso periodo 2025, l’utile netto a 1,071 miliardi (-9%) e l'utile operativo proforma adjusted a 3,536 miliardi (-4%). Il risultato netto ante imposte adjusted cala a 2,378 miliardi (-13%). La cassa operativa lorda del primo trimestre è di 2,878 miliardi (-16%), con investimenti organici per 1,872 miliardi (-1%), sostanzialmente stabili. Confermata la previsione di un dividendo 2026 pari a 1,1 euro per azione, in aumento del 5% sul 2025, ma «considerando gli attuali prezzi di mercato, ben al di sopra del livello considerato» nella politica di distribuzione dei dividendi, ha puntualizzato il direttore finanziario Gattei, «dovremmo aspettarci ulteriori aumenti nei prossimi trimestri. La nuova politica sarà sottoposta all’assemblea dei soci il 6 maggio». A Piazza Affari il titolo Eni ha chiuso ieri in calo dell’1,14%, a 22,95 euro.




