(Adnkronos) - Queste dichiarazioni, commenta Giannì, "sono irrealistiche. Per la costruzione di un vero e proprio bacino di demolizione navale occorrerebbero almeno due anni e il futuro industriale di questo progetto è azzerato dalle norme recentemente adottate in Europa".Lo smaltimento non regolato delle navi in Europa secondo l'organizzazione "ha sviluppato un business di riciclaggio di acciaio nei paesi del Terzo mondo, di cui beneficiano gli armatori europei, a discapito dell'ambiente e dei lavoratori dell'Asia del sud". Lo sviluppo di questo commercio illegale "è dovuto al risparmio sui costi legati alla mano d'opera, alla pessima gestione dei rifiuti pericolosi presenti nelle navi e al miglior prezzo sul mercato dell'acciaio recuperato". Il disastro della Concordia ha portato Costa Crociere e Carnival sotto i riflettori di tutto il mondo. Per questo, per motivi di immagine, secondo Greenpeace "è verosimile e auspicabile che lo smaltimento non avverrà in Paesi come India e Turchia, dove la demolizione costerebbe circa il 30% in meno". Ad esempio, conclude Greenpeace, "la Carnival ha rottamato la nave Costa Allegra, che si è incendiata pochi settimane dopo il disastro della Costa Concordia, nel sito di Alyaga in Turchia, semplicemente cambiando il nome della nave in Santa Cruise, e la bandiera: da italiana a Sierra Leone. Il sito di Alyaga, tra quelli candidati anche alla demolizione della Costa Concordia, è ben noto per la pratica dello spiaggiamento, vietata dal Regolamento Ue".




