Ogni volta che un governo deve "far cassa", le pensioni rappresentano un serbatoio da cui spesso e volentieri si attinge. Il commissario alla spending review Carlo Cottarelli ha suggerito l'ipotesi di imporre "un contributo temporaneo di solidarietà sui trattamenti più elevati a beneficio della fiscalizzazione degli oneri per i lavoratori neoassunti". Matteo Renzi precisa che le pensioni non saranno toccate, ma se si gurda al passato c'è poco da sperare. L'ultimo intervento in ordine di tempo è quello di Elsa Fornero che consentirà di risparmiare qualcosa con 93miliardi di euro, ma prima della ministra dalla lacrima facile c'erano stati Amato, Dini, Maroni e Prodi a mattere le mani sulle riforme. Ora sono sotto la lente del governo Renzi: il discorso sembra chiaro. Non ci sarà nessun intervento sulle pensioni basse, ma su quelle alte la stangata è allo studio. Coloro che hanno almeno 3mila euro sono meno del 5% del totale e contano sul 16,1% della spesa per pensioni. Nel dettaglio, i pensionati con redditi da pensione oltre sei volte il minimo (2.900 euro circa) sono 800.650 su 16,5 milioni (il 4,84%) per una massa reddituale di 43,7 miliardi. Secondo le prime indiscrezioni emerse, chi percepisce una pensione oltre i 15mila euro verserebbe un contributo di solidarietà pari al 18%, chi ha una pensione dai 10mila ai 15mila euro, dovrebbe versare un contributo del 12%, chi invece ha un assegno compreso tra i 7mila e i 10mila, avrebbe una diminuzione del 6%. Guarda la tabella: i prelievi sulle pensioni in base al piano studiato da Cottarelli




