Padova, 26 ott. (AdnKronos) - La crisi ha agito da acceleratore e la gestione finanziaria delle imprese si sta evolvendo. Ma nelle piccole e medie imprese che sono l'ossatura del modello Veneto, l'evoluzione è un'incompiuta ed è ancora l'imprenditore il dominus della leva finanziaria. Nel 50% delle Pmi è solo lui a occuparsi di pianificazione finanziaria, nel 43,2% di analisi finanziaria, in misura inferiore di tesoreria (25%). Più contenuto il ricorso alla consulenza di personale interno, quasi mai specializzato. Una strada accettabile per aziende piccole con fatturato stabile, rischiosa e accidentata se l'azienda è in sviluppo e richiede una pianificazione finanziaria non improvvisata. Sette anni di crisi hanno comunque accresciuto la consapevolezza finanziaria e oggi è più diffuso nelle Pmi il monitoraggio degli indicatori della salute finanziaria: liquidità, margini, indebitamento. La maggioranza monitora e analizza per le scelte strategiche liquidità (81,8%), margine operativo netto e lordo (61,4%), classificazione degli impieghi (52,3%). Quanto alle competenze finanziarie percepite come più importanti, emerge la distanza da un corretto percorso di crescita aziendale: "saper negoziare con le banche" è al primo posto, come se fosse di per sé garanzia di condizioni favorevoli. Precede "saper pianificare i budget e valutare i rischi aziendali" e "saper leggere e riclassificare il bilancio per costruire indici attendibili" (al quarto e secondo posto), preliminari e funzionali a costruire report più efficaci per gli istituti di credito. (segue)




