Venezia, 25 mar. - (Adnkronos) - "Zaia è stato di parola: adesso dobbiamo andare fino in fondo e reclamare maggiore autonomia per i nostri territori". Lo dichiarano in una nota il capogruppo del PdL- Forza Italia per il Veneto, Dario Bond e il suo vice, Piergiorgio Cortelazzo, commentano l'impugnazione, da parte della Regione Veneto, della legge di stabilità, in particolare del comma 518, che modifica lo Statuto di autonomia del vicino Trentino-Alto Adige. La normativa prevede, infatti, di dare la possibilità alle province di Trento e Bolzano di istituire nuovi tributi locali e di disciplinare 'i tributi locali comunali di natura immobiliare istituiti con legge statale, anche in deroga alla medesima legge, definendone le modalità di riscossione e consentendo agli enti locali di modificare le aliquote e di introdurre esenzioni, detrazioni e deduzioni'. "Non appena ero venuto a conoscenza dell'emendamento presentato nel corso della legge di stabilità, - ricorda Bond - avevo chiesto al presidente della Regione, Luca Zaia, di non lasciar passare questa ingiustizia, che avrebbe colpito il Veneto e il Bellunese in particolare". "Il principio è semplice - proseguono Bond e Cortelazzo - introducendo un regime fiscale differenziato, il Governo va a creare svantaggi competitivi per le aziende e i cittadini più in generale. I rischi di un'operazione del genere sono evidenti, a cominciare dalla fuga delle nostre imprese oltre confine, dove potrebbero godere di agevolazioni fiscali come se delocalizzassero in Paesi stranieri. Una cosa inconcepibile all'interno dello stesso Stato", rimarcano Bond e Cortelazzo, che citano sul punto anche Luca Antonini, docente di diritto costituzionale a Padova e presidente della Copaf, la commissione paritetica sul federalismo fiscale, che ha sottolineato come il Trentino Alto Adige stia facendo concorrenza sleale al Veneto e come la fusione tra Veneto e Trentino-Alto Adige sia una proposta fattibile da sottoporre a referendum: "Si tratta di una iniziativa che trae spunto dalla Costituzione e che è stata già anticipata dal fenomeno referendario bellunese iniziato nel 2005 con il primo referendum di Lamon: anche questa è una strada da percorrere". "Nessuno vuole dichiarare guerra al Trentino-Alto Adige, - concludono Bond e Cortelazzo - semplicemente chiediamo le stesse opportunità. In un momento storico come questo dobbiamo cogliere i segnali del territorio e rivedere, all'interno del processo di riforma del Titolo V, l'architettura istituzionale dello Stato a favore delle autonomie locali".




