Taranto, 19 feb. (Adnkronos) - "Non ci convincono i numeri e la mancata distribuzione di questa sofferenza su tutti gli stabilimenti del gruppo". E' il commento con l'Adnkronos del segretario della Fim Cisl di Taranto, Mimmo Panarelli, rispetto al piano proposto dall'Ilva che prevede la cassa integrazione straordinaria per 6500 operai (4500 dagli inizi di marzo, piu' altri 2000 da luglio 2014), quasi tutti sullo stabilimento jonico. "E' ovvio che nel momento in cui si devono fermare gli impianti per la ristrutturazione - precisa - c'e' bisogno di uno strumento per salvaguardare i redditi dei lavoratori. I numeri proposti pero' sono di gran lunga superiori rispetto al necessario, almeno di 1500". Insomma con il fermo gia' in atto degli attuali impianti (batterie 3, 4, 5 e 6, l'altoforno 1, la colata continua 1 dell'acciaieria, il treno nastri 1 per la messa a norma degli impianti), secondo Panarelli, la cifra doveva rimanere ferma a circa 3000 casse integrazioni, almeno prima che scatti a luglio 2014 il fermo dell'altoforno 5. Per quanto riguarda gli impianti dell'area a freddo "vengono salvaguardati - fa rilevare - gli stabilimenti di Novi Ligure e Genova mentre viene penalizzata fortemente Taranto. Pur non volendo fare una guerra tra poveri non mi sembra una cosa corretta. La produzione degli impianti a caldo deve essere distribuita sui vari impianti. Su questi aspetti chiederemo chiarimenti nell'incontro che si terra' dopodomani al Ministero del Lavoro a Roma", conclude.



