Fabio Capello liquida la vicenda che ha travolto la Federcalcio con poche parole, ma pesantissime: "È stato un gran pasticcio". L'ex commissario tecnico, nel suo editoriale sulla Gazzetta dello Sport, ritiene che il caso legato ad Andrea Pirlo sia stato gestito nel peggiore dei modi, fino a spingere Paolo Maldini e Leonardo a lasciare i rispettivi incarichi dopo appena pochi giorni. Secondo Capello, i due dirigenti avevano accettato il progetto convinti di poter lavorare con ampia autonomia: "Si sono sentiti usati", afferma, giudicando quindi "normalissime" le loro dimissioni. L'idea era quella di costruire un percorso innovativo, ma tutto si è arenato quando la candidatura di Pirlo è stata accantonata.
L'ex allenatore difende anche la scelta dell'ex regista azzurro. "Era una cosa nuova", sottolinea, ricordando l'esperienza alla Juventus e quelle maturate successivamente all'estero. Per spiegare il proprio ragionamento cita anche l'esempio della Spagna con Luis de la Fuente, inizialmente accolto con scetticismo e poi capace di ottenere risultati importanti. Capello, però, non assolve completamente Maldini e Leonardo. Il tentativo di convincere Pep Guardiola viene definito irrealistico: "Hanno cercato di scalare l'Everest con le ciaspole". E aggiunge che il tecnico catalano, a suo giudizio, non avrebbe mai avuto una reale intenzione di accettare l'offerta.
Nazionale, Mancini ct e Claudio Ranieri dt: Malagò cambia la nazionale
"Roberto Mancini è il ct della nazionale. Il tempo stringeva e io ho ritenuto che la persona giusta come ct ...Guardando alla decisione finale di Malago, duro il giudizio su Roberto Mancini scelto come ct, criticato per il precedente addio alla Nazionale: "Come si fa a lasciare la Nazionale senza nessun motivo per andare a prendere i soldi in Arabia Saudita?”. Infine, Capello allarga il discorso al sistema calcio italiano: "Noi dobbiamo rifondare tutto il settore giovanile", sostiene, indicando come priorità una formazione più orientata alla tecnica e alla crescita dei giovani piuttosto che ai risultati immediati. È, secondo lui, il vero nodo da affrontare per rilanciare il futuro del calcio italiano.




