"Rispetto alla vicenda della JC Electronics penso che sia mio dovere comunicarvi che ho incardinato presso il tribunale di Roma un'azione civile tesa al risarcimento danni". Lo dice l'ex commissario all'emergenza Covid Domenico Arcuri in audizione alla commissione Covid. La legge prevedeva che si potessero utilizzare anche mascherine non CE", ha aggiunto. "Se non avessimo anticipato i soldi le mascherine non sarebbero mai arrivate - ha proseguito -. Questi pagamenti non erano solo previsti ma necessari nella guerra commerciale che si viveva in quel momento. Non era la struttura commissariale a dover valutare i tipi di certificazioni e nulla fu segnalato alla struttura commissariale".
"Il prefetto Ciciliano non ha mai detto che le mascherine inidonee sono finite nelle corsie degli ospedali o al personale sanitario - ha specificato Arcuri -, non ha mai parlato di dispositivi farlocchi e non ha mai detto che era compito della struttura commissariale fare verifiche sulle mascherine e quindi segnalare eventuali anormalità all'autorità giudiziaria, non ha mai detto che alcune mascherine furono inidonee al contrario ha detto che furono tutte approvate e ha specificato che i pagamenti anticipati erano previsti dalla norma. Del resto la distinzione tra fatto e finzione e la distinzione tra vero e falso non esistono più".
Mascherine anti-Covid, il giallo dei produttori introvabili o inventati
Un nome sulla scatola dei dispositivi di protezione, un altro (diverso) nel decreto di sequestro del pubblico ministero,...E ancora: "Nessun acconto sul pagamento delle mascherine. Anche se era previsto dalle norme. Contratti stipulati secondo le prassi internazionali. Condizioni di pagamento simili, se non addirittura meno vantaggiose, a quelle applicate agli altri fornitori. E, soprattutto, nessuna maxi commessa da 1,25 miliardi di euro. Ci furono 6 diversi contratti con 28 aziende produttrici. Consip utilizzando le proprie procedure non aveva ottenuto risultati accettabili dal punto di vista delle quantità reperite. I pochissimi e insufficienti dispositivi acquisiti erano costati più di quelli forniti dalle ormai famigerate aziende cinesi. E che non vi era stata alcuna volontà di estrometterla dal processo di acquisto. Semplicemente non era stata capace di fare quello che serviva".
E conclude: "Non ho mai, neppure lontanamente, ricevuto dal presidente del Consiglio alcuna richiesta, alcuna sollecitazione, alcuna sottolineatura. Mai. Abbiamo insieme gestito una fase difficilissima, in qualche misura unica, della storia del nostro paese. Ci siamo occupati di fare del nostro meglio per mettere in sicurezza i nostri concittadini, di predisporre ogni azione per salvare il numero più alto possibile di vite umane. Di giorno e di notte. Senza se e senza ma. Lo rifarei senza alcun dubbio. A pochi capita in sorte la fortuna di servire il proprio paese in stagioni come quella. E proprio grazie alla linearità, alla trasparenza dei rapporti che si instaurano in stagioni come quella, che si sviluppa una solidarietà, prima, una consuetudine, poi, e un'amicizia, infine, della quale anche qui oggi non ho che da vantarmi".




