La gestione di Paolo Maldini e Leonardo ai vertici tecnici della Figc è finita nel mirino anche di Ivan Zazzaroni. Nel suo editoriale sul Corriere dello Sport, il direttore del quotidiano romano parla di una serie di errori che, nel giro di pochi giorni, hanno contribuito a far precipitare nel caos il progetto federale, conclusosi con le dimissioni dei due dirigenti e con la successiva scelta di Roberto Mancini come nuovo commissario tecnico.
Secondo Zazzaroni, il primo passo falso è stato il tentativo di convincere Carlo Ancelotti, nonostante il tecnico fosse già saldamente legato alla nazionale brasiliana da un contratto importante. A seguire, il viaggio a Barcellona per sondare Pep Guardiola, una pista che appariva destinata a chiudersi con un rifiuto già prima del faccia a faccia, considerate le dichiarazioni rilasciate dall'allenatore catalano nelle settimane precedenti. L'editoriale punta poi il dito contro la candidatura di Andrea Pirlo. Per Zazzaroni, la scelta era fragile fin dall'inizio: l'ex centrocampista era ancora vincolato al proprio club e, inoltre, la collaborazione con un'agenzia collegata a un bookmaker russo ha inevitabilmente trasformato la sua possibile nomina in un caso politico e mediatico, fino a renderla impraticabile.
Nazionale, Mancini ct e Claudio Ranieri dt: Malagò cambia la nazionale
"Roberto Mancini è il ct della nazionale. Il tempo stringeva e io ho ritenuto che la persona giusta come ct ...Ma, secondo il direttore del Corriere dello Sport, l'errore più grave è arrivato nel momento successivo. Quando il presidente Giovanni Malagò avrebbe chiesto a Maldini e Leonardo di proseguire il lavoro individuando un altro profilo per la panchina azzurra, i due hanno invece scelto di rassegnare le dimissioni. Una decisione che Zazzaroni considera incomprensibile e che ha finito per aggravare ulteriormente una situazione già molto delicata.
Nell'analisi del direttore emerge anche una riflessione sul ruolo di Paolo Maldini. Figura simbolo del calcio italiano e dirigente di grande valore, secondo Zazzaroni avrebbe però preteso un'autonomia difficilmente conciliabile con un incarico federale. "Paolo è uno che da sempre pretende carta bianca, ma nel calcio questo genere di autonomia non la si può rivendicare, al limite sono gli altri a riconoscerla", scrive il direttore, indicando proprio in questo approccio uno dei motivi del rapido fallimento del nuovo corso tecnico della Figc.




