(Adnkronos) - "L'elenco degli hot spot non e' che una tappa del percorso che vuole portare a redigere un vero e proprio Atlante dell'ecocidio su scala planetaria e soprattutto alla creazione di strumenti che intervengano laddove gli Stati nazionali sono conniventi con le ragioni degli inquinatori, perche' troppo deboli o ricattabili - spiega Antonino Abrami, presidente di Sejf - Serve, insomma, un Tribunale internazionale contro i crimini ambientali e strumenti di governance ambientale che favoriscano, in primo luogo, chi non bara: le industrie della green economy e quelle che sono in viaggio verso una reale sostenibilita' ecologica e sociale". La necessita' di un diritto piu' stringente rispetto ai crimini ambientali emerge anche nella dichiarazione finale dell'ultimo summit dell'Onu Rio+20, dove si legge che il "diritto ambientale e' essenziale per la tutela delle risorse naturali e degli ecosistemi e che il contenzioso in materia ambientale spesso trascende le giurisdizioni nazionali. Emerge percio' l'esigenza di sistemi internazionali per il giudizio e la risoluzione delle controversie". La giornata di oggi, spiega Abrami, "e' propedeutica per una riforma che appare sempre piu' urgente e che e' ormai nella coscienza dei popoli, ancor prima che nelle scelte politiche delle Istituzioni".(segue)




