(Adnkronos) - Tra gli aspetti dinamici contenuti nel rapporto sul grado di apertura internazionale emerge, in ogni caso, che "la classica lettura Nord-Sud non è la principale chiave di differenziazione". Il Mezzogiorno, quanto a internazionalizzazione sociale, mostra performance superiori rispetto al Centro e al Nord Est, ed è proceduta solo dal Nord Ovest. L'indice sociale, in particolare, è cresciuto in tutte le regioni italiane - anche durante la fase più acuta della crisi economica - e ha trainato l'indicatore complessivo verso l'alto. Il Mezzogiorno, anche per via di basi di partenza molto contenute, è stato particolarmente dinamico, precedendo, seppur di poco, le regioni del Nord Ovest. L'indice di apertura internazionale infrastrutturale, a sua volta, è lievemente aumentato tra il 2006 e il 2012, ma nel confronto con le principali economie europee evidenzia ancora importanti divari. Per quanto riguarda l'indice di internazionalizzazione economica, nel tempo c'è stato un aumento lieve e non diffuso a tutte le regioni. La stessa area del Mezzogiorno, si legge nel rapporto, non è un unicum omogeneo, in quanto si caratterizza per "una forte variabilità", considerando i risultati di alcune regioni come la Sicilia, la Campania e la Puglia che rappresentano circa il 70% del Pil meridionale. Queste presentano una dinamica dell'indice economico positiva, superiore non solo alla media del Mezzogiorno ma anche di quella dell'Italia. In più, il mezzogiorno esporta in 199 paesi nel mondo, mentre l'Italia in 223 (quindi il sud rappresenta l'89%), mentre in ben 78 paesi (39%) il Mezzogiorno presenta una specializzazione maggiore del dato nazionale.




