Libero logo

Crisi: per il 15% delle imprese lombarde meno rapporti con le banche

domenica 20 ottobre 2013
Crisi: per il 15% delle imprese lombarde meno rapporti con le banche

2' di lettura

Milano, 14 ott. (Adnkronos) - Il 15% delle imprese lombarde ha ridotto il numero di istituti di credito con cui ha rapporti, creando in questo modo maggior competizione tra le banche. Nell’ultimo anno un'impresa su 3 ha comunque richiesto un finanziamento agli istituti di credito e, tra chi ha fatto ricorso alle banche, il 75,8% ha ricevuto risposte positive, in cambio di garanzie reali fornite dall’impresa (28,9%), dallo stesso imprenditore o dai soci (33,3%). È quanto emerge dall’indagine 'Imprese, credito e finanza' condotta dalla Camera di commercio di Monza e Brianza in collaborazione con Digicamere, e realizzata con interviste a 925 imprenditori lombardi, condotta nel mese di luglio 2013 e presentata oggi presso la sede della Camera di commercio di Monza e Brianza. Tra le altre forme di sostegno alle imprese, i Consorzi Fidi sono conosciuti da 1 imprenditore lombardo su 2. Chi ha aderito al consorzio ha espresso un giudizio piuttosto positivo: li ritiene in qualche modo utili il 52,7% delle imprese. Tra le altre forme di finanziamento, gli imprenditori lombardi mettono mano ancora al proprio portafoglio: il 16,7% ha fatto ricorso all’autofinanziamento. Tra gli altri strumenti finanziari il leasing è quella più conosciuta (10,6%), molto meno utilizzate il factoring, la quotazione in borsa, il venture capital e i prestiti obbligazionari. Nonostante la crisi le imprese lombarde provano comunque a investire: circa la metà degli imprenditori lombardi ha dichiarato di aver effettuato un investimento negli ultimi due anni. Si tratta principalmente di imprese di grandi dimensioni (8 su 10 investono), tra le micro imprese solo 1 su 5 ha fatto investimenti. Sul futuro scommette poco più della metà degli imprenditori lombardi, dichiarando l’intenzione di fare investimenti nei prossimi due anni. Anche in questo caso con le micro più prudenti: il 65,1% non pensa di investire nei prossimi due anni nell’impresa. (segue)