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Tasse, Maurizio Landini caccia i ricchi: "Chi non vuol pagare se ne vada"

di Tommaso Montesanomartedì 23 giugno 2026
Tasse, Maurizio Landini caccia i ricchi: "Chi non vuol pagare se ne vada"

3' di lettura

Nel “campo largo” tentennano. Lui no. Anzi, va dritto al punto: «Chi più ha, più deve contribuire». Maurizio Landini la tassa patrimoniale la vuole. Eccome se la vuole: «È una discussione aperta in tutto il mondo e noi ne abbiamo bisogno». Un segnale ai partiti della coalizione - ospitati sul palco a Bologna in occasione dei 125 anni della Fiom, la federazione dei metalmeccanici della Cgil- nel quale invece il dibattito è aperto (Avs è per il sì, l’elettorato del M5S pure, Elly Schlein e Giuseppe Conte sono più cauti). Il segretario generale della Cgil sferza il centrosinistra alle prese con le tavole rotonde sul programma: il tema della riforma fiscale va affrontato «in modo radicale e netto». Come? Tanto per cominciare introducendo «un contributo di solidarietà dell’1,2%» che colpirebbe «500mila persone su 60 milioni di italiani». Ovvero, come spiegò davanti alle telecamere di DiMartedì, su La7, «i contribuenti che hanno una ricchezza netta superiore ai due milioni di euro». In tv il “contributo” era dell’1,5%, adesso è sceso all’1,2%, ma la platea, suppergiù, è quella. Obiettivo: «recuperare» 26 miliardi (minimo 26mila euro a testa). E se poi “i 500mila” se ne vanno, lasciano l’Italia, come ha detto Conte confermando i suoi dubbi sulla misura? «Possono andare dove vogliono, vadano un po’ dove vogliono. Il problema è che non se ne vanno quelli che non se ne possono andare. Allora, basta. Siamo noi a garantire loro su sanità pubblica e scuola. Gliele paghiamo noi, perché siamo noi a pagare le tasse».

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FURORE IDEOLOGICO
Un concentrato di «visione ideologica e punitiva della fiscalità», l’ha definito il vicecapogruppo al Senato di Forza Italia, Adriano Paroli, nel quale Landini inserisce anche altro: «Non pagano un cavolo sulle successioni. Questa cosa deve riguardare le rendite immobiliari, le rendite e i profitti». Per il segretario generale della Cgil questa ricetta fiscale dovrebbe consentire ai progressisti di recuperare consensi pescando nell’area del non voto: «Se nel nostro Paese hai più del 50% che non va a votare, significa che metà Paese non si sente rappresentato e questo elemento è collegato alle diseguaglianze, che è sotto gli occhi di tutti». Su questo tema, Landini può contare sulla sponda di Avs. «Come non dargli ragione? Ha ricordato che in questo Paese i servizi pubblici sono garantiti con le tasse dei lavoratori e dei pensionati e che non esiste più la progressività nel prelievo fiscale e che chi possiede grandi ricchezze si sta arricchendo sempre di più pagando sempre meno», dice infatti Nicola Fratoianni. La scorsa settimana proprio i metalmeccanici della Cgil hanno permesso ai leader del “campo largo” di essere protagonisti di una seconda photo-opportunity dopo il selfie al tavolo da pranzo romano. A Bologna sul palco della Fiom sono saliti Schlein, Conte e lo stesso Fratoianni. Proprio il leader pentastellato è alle prese con un dilemma: accontentare la base del Movimento, che ai tavoli territoriali di Nova si è schierata a favore della tassa sui patrimoni, o soprassedere visto il rischio del boomerang elettorale? Intervistato dalla Stampa, l’ex premier ha preso tempo: «Vediamo cosa verrà fuori». La seconda tappa del confronto deliberativo on line ci sarà il 27 giugno.

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LA REAZIONE DI FORZA ITALIA
Per la maggioranza le parole di Landini sono un esempio dei rischi cui andrebbe incontro il Paese nel caso in cui le sue ricette trovassero accoglienza nel centrosinistra. «Il suo atteggiamento menefreghista verso il futuro dei capitali investiti in Italia è emblematico di chi vive di ideologia anziché di realtà», attacca Stefania Craxi, capogruppo di Forza Italia al Senato. Sono soprattutto gli azzurri a replicare alle parole del leader della Cgil. «Il “campo largo” è diviso su tutto, ma compatto per aumentare le tasse, ispirato dal consulente esterno, Maurizio Landini», osserva il suo omologo a Montecitorio, Enrico Costa, pensando al tradizionale collegamento tra il sindacato di Corso d’Italia e i partiti del centrosinistra. Per il senatore Maurizio Gasparri, «Landini non vuole gente che lavora. Vuole uno scenario di oppressione fiscale e di miseria, per poter così diffondere il suo messaggio carico di odio e di disfattismo. Sbarriamo la strada a questa coalizione che da Renzi alla Schlein, da Conte a Landini realizzerebbe solo sciagure per il sistema Italia».