Milano, 13 mag. - Adnkronos) - "La speculazione finanziaria continua a imperversare. I conti li pagano le imprese vere e i lavoratori". Lo dice Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, intervenendo stamane a Milano a un convegno organizzato dalla Fondazione Politecnico in occasione del suo 150esimo anniversario. "Il mondo - continua il presidente - che aveva ed ha ancora il suo baricentro, il suo punto di equilibrio e decisione nelle economie occidentali avanzate, sposta progressivamente il proprio peso a Oriente, in Brasile, nei paesi Stim, Sud Africa, Turchia, Indonesia, Messico". La situazione in cui si trova l'Italia, dice Squinzi, e' quella di "una tipica crisi di sistema, nel piu' vero e profondo significato del termine". Il Paese avrebbe "pagato piu' di altri" le sue "storiche, strutturali debolezze". Per quanto riguarda i mercati emergenti, Squinzi sottolinea come "Bric (Brasile, Russia, India, Cina; Ndr) e Stim" fossero "un quinto della ricchezza mondiale a fine secolo", mentre "oggi sono quasi il 30%, con tendenza a crescere. Ma corrono anche le Filippine, il Vietnam, la Corea". Le economie occidentali avrebbero commesso un "clamoroso errore" nel "fare di questi paesi le fabbriche del mondo a basso costo, per trattenere il dominio sulle produzioni a maggior valore". Punto di forza di quei Paesi, produttori di "player globali ad alta intensita' di sapere e di tecnologia", sarebbe la capacita' di "guardare e programmare lontano". Mentre "i governi occidentali cercano di riparare al danno fatto riportando in casa produzioni che erano state delocalizzate, si affacciano sui mercati nuovi consumatori", quelli dei Paesi emergenti puntano su "giovani con una formazione globale", vantando "scuole politecniche, accademie, investimenti pubblici e privati in ricerca, innovazione, alta formazione" che "susciterebbero l'invidia di molti Rettori italiani". Nel nuovo quadro globale, "le vecchie categorie della divisione tra ricchi e poveri, tra nord e sud, vengono ridefinite sulla base di nuove mappe".



