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Paolo Maldini, il retroscena: quei dubbi di Silvio Berlusconi a cena

di Federico Strumolomartedì 28 luglio 2026
Paolo Maldini, il retroscena: quei dubbi di Silvio Berlusconi a cena

4' di lettura

C’è chi lo definisce schietto, chi intransigente, chi addirittura impossibile. In ogni caso, la storia di Paolo Maldini è costellata di rapporti difficili e scontri. Chi frequentava Arcore, per esempio, racconta di un rapporto complesso anche con il presidente Silvio Berlusconi. Leggenda narra che, durante una cena, il Cavaliere disse che non avrebbe mai potuto rinunciare al Maldini calciatore nella sua squadra, ma che al di fuori del campo avrebbe riflettuto a lungo prima di affidargli persino la gestione di un chiosco. Pettegolezzi, penserà qualcuno, ma che la parabola del difensore più grande della storia del calcio sia stata spesso accompagnata da litigi e incomprensioni è una realtà.

Maldini, d’altronde, non è mai stato un uomo banale. Né da calciatore, ancora meno fuori dal campo, dove il talento, il prestigio e la credibilità costruiti in una straordinaria carriera nel rettangolo verde con la maglia del Milan hanno convissuto con un carattere forte, inflessibile e per nulla incline ai compromessi. Perché quello stesso temperamento che da calciatore ha contribuito a renderlo un riferimento inter-generazionale, pare oggi rappresentare il principale ostacolo della sua carriera da dirigente. L’incarico di direttore tecnico della Nazionale, appena accettato, avrebbe dovuto segnare l’inizio di una nuova stimolante sfida: risollevare le sorti del calcio italiano. Eppure, ancora una volta, la sensazione è che sia stata la sua personalità a complicare tutto, trasformando l’avventura azzurra in una opaca e dimenticabile parentesi.

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DISSIDI

Intendiamoci, il Maldini calciatore non si discute. E nemmeno l’uomo, nella sua integrità, può essere messo in discussione. Semmai, è divisivo il carattere, quantomeno spinoso. Ne sa qualcosa la curva del Milan, con cui non mancarono i dissidi. Scintille culminate con il “fattaccio” dei fischi nel giorno della sua ultima partita da calciatore a San Siro, il 24 maggio del 2009, quando tutto il mondo del calcio gli avrebbe dovuto tributare l’addio che merita una leggenda. Invece Maldini visse uno dei momenti più amari della sua straordinaria carriera, con una parte della Curva Sud che lo congedò con fischi e due striscioni polemici. Il primo recitava: «Grazie capitano: sul campo campione infinito, ma hai mancato di rispetto a chi ti ha arricchito». Durante il giro d’onore finale ne comparve un secondo: «Per i tuoi 25 anni di gloriosa carriera sentiti ringraziamenti da coloro che hai definito mercenari e pezzenti». Una protesta - decisamente evitabile (il resto del Meazza, ovviamente, applaudì Maldini) - che affondava le radici nei rapporti ormai deteriorati tra Paolo e una parte del tifo organizzato, inaspriti da alcune dichiarazioni del difensore e da reciproche incomprensioni maturate negli anni. «Sono orgoglioso di non essere uno di loro», rispose quel giorno Maldini.

SCONFITTA

E pensare che gli attriti con i supporter rossoneri durante la carriera da calciatore non si limitarono ad alcuni esponenti della Curva Sud. È celebre anche una discussione tra il capitano e alcuni tifosi all’aeroporto di Malpensa, di ritorno dopo la pesantissima sconfitta nella finale di Champions League del 2005 contro il Liverpool (ai rigori, dopo che il Diavolo aveva chiuso il primo tempo avanti 3-0). Un sostenitore milanista, in particolare, urlò alla squadra di chiedere scusa e Maldini andò a parlargli faccia a faccia. «Io do l’anima, posso anche morire in campo. Però, una volta che lo faccio, non mi devi dire “Impegnati” o “Vergognati, devi chiedere scusa”. Sono andato davanti a quel tifoso. Come capitano non potevo accettarlo», raccontò anni dopo Maldini, commentando l’episodio.

Un carattere complesso, insomma. Ma se nella carriera da calciatore questi episodi non intaccarono la parabola, il temperamento spinoso penalizza inevitabilmente la vita da dirigente, in cui diventa fondamentale scendere a compromessi. Ne è una prova l’esperienza alla guida del Milan, dal 2018 al 2023, lo conferma l’attualità. Perché i problemi non mancarono nemmeno da dirigente rossonero, prima con la proprietà Elliott, poi con RedBird di Gerry Cardinale.

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Maldini voleva carta bianca, ma spesso doveva scontrarsi con le scivolose dinamiche del fondo americano. Poche settimane fa, lo stesso Cardinale ha definito Maldini uno «one man show», figura incompatibile con il lavoro di squadra (Maldini ha replicato: «Cardinale? Si risponde da solo»).

Un vero peccato, considerando le abilità mostrate da Maldini anche dietro la scrivania e il carisma capace di attrarre giocatori importanti (vedi Maignan, Theo, aveva quasi agguantato Olise). Dopotutto, Paolo prese un Milan in piena crisi nel 2018, riportandolo in Champions nella stagione 2021/22, con la ciliegina rappresentata dallo Scudetto vinto in volata su i cugini dell’Inter il 22 maggio 2022. In Nazionale, invece, la straordinaria ambizione di portare il più grande allenatore del mondo, Pep Guardiola, seppure con una gestione mediatica rivedibile (perché raccontarlo alla stampa?). Sarebbe forse bastato un pizzico di diplomazia in più.