Siena, 15 nov. - (Adnkronos) - Anche in tempo di crisi, il Brunello e il suo territorio tirano sempre e rappresentano una "garanzia" sul mercato. La conferma arriva dal forte interesse di capitali stranieri che continuano ad investire su Montalcino. Ultimo caso, in ordine di tempo, stando alle informazioni raccolte da Winenews, uno dei siti di riferimento del mondo del wine food d'Italia, e' l'acquisto, da parte della Soleya International Corporation di Panama (e gia' proprietaria, in Francia, di vigneti e chateau a Bordeaux), della Tenuta Oliveto, di proprieta' della famiglia Machetti: un'azienda, valutata quasi 8 milioni di euro guidata da Alberto Machetti (laureando in enologia), le cui strutture e terreni (25 ettari, di cui 4,5 a Brunello, 6,5 a Rosso ed 1 a S'Antimo), a due passi dalla millenaria Abbazia di Sant'Antimo, passano di mano. La nuova proprieta' panamense ha gia' ribattezzato il complesso "Tenuta Buon Tempo" e, stando sempre a informazioni di Winenews, la famiglia Machetti continuera' a commercializzare i vini ad oggi prodotti ed ancora in cantina, ed e' interessata ad effettuare eventuali nuovi investimenti su Montalcino o altri territori del vino di Toscana. Un investimento quello della Soleya International Corporation di Panama, che conferma l'appeal di uno dei territori piu' importanti del vino italiano e mondiale, come "calamita" per capitali che arrivano da altri Paesi, come raccontano le case history piu' lontane nel tempo, come quella di Castello Banfi, in cui negli anni 60-70 inizio' ad investire la famiglia italo-americana Mariani, o piu' recenti, tanto per citarne alcune, come le acquisizioni de "Il Giardinello" da parte di Louis Camilleri, ceo del colosso Philip Morris International, o de "Il Palazzone" da parte di Richard Parsons, ex ad di Time Warner e Citigroup (e consigliere del presidente Usa, Barak Obama). O per investimenti da altri settori, come e' successo con la cantina Mastrojanni, oggi del gruppo del caffe' "illy", o "Poggio di Sotto", una delle aziende di riferimento del Brunello di Montalcino, da parte di Claudio Tipa, patron di "ColleMassari" e zio di Ernesto Bertarelli, lo svizzero "mister Alinghi", per anni leader dell'America's Cup e, in passato, principale azionista dell'industria biotecnologica Serono.




