Palermo, 16 nov. - (Adnkronos) - Il debito pubblico creato per fare assunzioni clientelari o assistenziali negli ultimi 40 anni al Sud e in Sicilia ha si' dato momentanea felicita' alle famiglie beneficiate da quei "posti", ma ha ipotecato il futuro dei loro figli e nipoti, che non potranno conquistare un lavoro per almeno i prossimi dieci anni. E' la conclusione dello studio sullo "Sviluppo diverso delle regioni italiane dal 1861 al 2011" di Giovanni Iuzzolino, capo del Nucleo di ricerca economica della sede di Napoli della Banca d'Italia, presentato oggi a Palazzo Reale, a Palermo, in occasione del convegno "Il 1812 e la modernizzazione del sistema economico e sociale", organizzato dall'Assemblea regionale siciliana in occasione delle celebrazioni del Bicentenario della Costituzione siciliana del 1812. Per quanto riguarda la Sicilia, secondo Iuzzolino, che aggiunge corruzione e criminalita' ai fattori che frenano lo sviluppo dell'Isola e scoraggiano gli investimenti esteri, bisogna ripartire dalla capacita' industriale che e' ancora importante, dalla tenuta del sistema bancario e dalla ricchezza ancora presente. "Servono - ha detto - una politica di rigore per una corretta spesa pubblica corrente che ridia fiducia agli investitori, assieme ad un intervento pubblico che sia mirato a pochi selezionati settori che hanno una forte potenzialita' economica". Due gli esempi. "Basta fare sapere al mondo -ha osservato Iuzzolino- che in Sicilia e' possibile realizzare un'industria elettronica di successo, competitiva e duratura nel tempo. Inoltre bisogna recuperare quote di turismo straniero: la spesa dei turisti stranieri in un anno nella regione e' la meta' di quella della sola citta' di Milano. Conquistare una quota simile avrebbe un valore di 3,5 miliardi di euro l'anno". Guido Pescosolido, ordinario di Storia moderna all'Universita' "La Sapienza" di Roma, e' convinto che oggi sulle prospettive di ridurre il divario Sicilia-Nord pesino "l'incapacita' dello Stato di dirottare risorse e la responsabilita' della Regione siciliana di non avere sfruttato le possibilita' offerte dall'Autonomia ne' i preziosissimi fondi europei che invece le regioni spagnole utilizzano al 100%".




