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Casa, già paghiamo troppe tasse? Ma arriva una nuova patrimoniale: la rapina da fermare

Giuseppe Valditara
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È ormai notizia certa: il Ministero dell'Economia ha allo studio una revisione degli estimi catastali per adeguarli ai valori di mercato. Si tratta di fatto di una patrimoniale che si preannuncia anche assai pesante laddove i coefficienti non dovessero variare. Gli aumenti, in particolare nei centri urbani, potrebbero superare di gran lunga il 100% della imposizione attuale. La iniquità di una patrimoniale è dimostrata da una serie di dati. La imposizione complessiva sugli immobili corrisponde al 6,1% del pil, ed è dunque già attualmente superiore alla media Ocse, pari al 5,6%, di gran lunga maggiore per esempio di quella tedesca che è del 2,7% e persino di quella svedese, del 2,2%. Nei Paesi anglosassoni si ha, è vero, una imposizione superiore, ma, oltre ad essere spesso deducibile, corrisponde ad una imposizione sui redditi notevolmente inferiore.

 

 

 

La iniquità di una patrimoniale era già denunciata da Luigi Einaudi, posto che si tratta di una duplice tassazione: si tassa invero il risparmio, che è già stato a sua volta tassato al momento della sua produzione. Una patrimoniale particolarmente elevata è contraria alla Costituzione che nel suo articolo 47 incoraggia e tutela il risparmio. È anche un provvedimento iniquo poiché prescinde dalla capacità contributiva posto che spesso insiste su patrimoni ereditati a cui non corrisponde un reddito adeguato del titolare. Inoltre una "patrimoniale" che tassi i valori di mercato degli immobili, non terrebbe conto che la proprietà di buona parte degli italiani è gravata da ipoteche derivanti dalla accensione di mutui, che riducono sensibilmente la effettività dei patrimoni. Infine è dannosa: attorno alla casa ruota una parte importante della economia nazionale, artigianato, commercio, industria, colpire la casa significa scoraggiare gli investimenti immobiliari con una diretta ripercussione sulla produzione e sullo scambio di beni e servizi e quindi con un prevedibile tracollo del gettito. In un momento di crisi che ha toccato tutte le famiglie, tartassare i proprietari immobiliari è certamente fonte di ingiustizia sociale.

 

 

 L'iniziativa governativa risponde alle pressioni dell'Fmi e della Commissione Ue che auspicano uno spostamento del carico fiscale dai redditi ai patrimoni per incrementare i consumi e in particolare gli investimenti finanziari, fondi, azioni, obbligazioni etc. Il problema è che i coefficienti sono particolarmente elevati proprio perché presuppongono valori catastali diversi dai valori di mercato. Una revisione degli estimi senza una corrispondente riduzione dei coefficienti frustrerebbe gli obiettivi annunciati posto che genererebbe un impoverimento diffuso delle famiglie e quindi una contrazione dei consumi. Inoltre non è all'orizzonte una riforma fiscale che riduca significativamente le aliquote Irpef. Del resto la tassazione complessiva è in Italia pari al 42,4% del Pil, a fronte di una media Oecd del 33,8%. L'iniziativa governativa va dunque contrastata con efficacia da tutte le forze liberali che abbiano a cuore la crescita del Paese. Fra pochi giorni gli elettori di molte città, particolarmente toccate da una eventuale "patrimoniale", saranno chiamati a votare: le forze politiche chiariscano quale sarà la loro posizione

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