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Patrimoniale sulla casa, la sorpresa-horror nascosta in manovra: quanto si paga, ecco le cifre della stangata

Attilio Barbieri
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Altroché scattare una fotografia sulla reale situazione degli immobili. La revisione del catasto varata dal governo ha un obiettivo ben preciso: accrescere il gettito fiscale dal mattone. Ad trovarne la conferma diretta è stato il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa. «La Analisi Tecnico-Normativa del Ministero dell'Economia, allegata alla delega per la riforma fiscale, esplicita lo scopo della revisione del catasto di cui all'articolo 6», ha twittato il numero uno di Confedilizia, «aumentare le tasse sugli immobili. Ma gira ancora la favoletta della fotografia». Così, su Twitter, il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, commentando il testo del documento redatto dal Ministero dell'Economia e allegato al disegno di legge delega fiscale presentato dall'esecutivo. La revisione del catasto prevista dall'articolo 6 «è coerente» - si legge nel documento- con le raccomandazioni dell'Unione europea, che chiedono all'Italia «di ridurre la pressione fiscale sul lavoro e di compensare tale riduzione con una revisione delle agevolazioni fiscali (e questo è noto, ndr) e una riforma dei valori catastali non aggiornati».

 

 

PRELIEVO MAGGIORE - A questo punto si può anche quantificare deduttivamente l'entità dell'aggravio di tassazione sulla casa. Se degli 8 miliardi di minori tasse fra tagli dell'Irap e riduzione del cuneo fiscale circa 3 arriveranno dallo sfoltimento di deduzioni e detrazioni, gli altri 5 dovrebbero provenire dall'inasprimento della pressione fiscale sul mattone. Un'operazione ben più incisiva rispetto a quella «fotografia» dell'esistente di cui parlò il premier Draghi per spegnere il fuoco delle polemiche. È «un'operazione di trasparenza per riequilibrare il carico fiscale», disse l'ex numero uno della Bce, «ci sono tante persone che pagano troppo e tante che pagano meno di quello dovuto». Al massimo, secondo il capo del governo, la revisione catastale dovrebbe comportare un travaso fra contribuenti destinato ad arrivare però «fra cinque anni», aveva puntualizzato il premier, specificando: «Se ne riparlerà solo nel 2026».

 

 

INVITO DELLA UE - Ma la Analisi tecnico-normativa su cui ha acceso un faro Spaziani Testa dice altro. Spiega che il taglio alle tasse sul lavoro da compensare con lo sfoltimento delle deduzioni e l'aumento della pressione sulla casa era contenuto in una Raccomandazione specifica rivolta all'Italia da Commissione e Consiglio della Ue già nel 2019. Ad ovviare alla nostra inadempienza, in questo caso come in tanti altri ci penserà il Pnrr, Piano nazionale di ripresa e resilienza «che risponde» proprio «alla maggior parte delle Raccomandazioni specifiche rivolte dalla Commissione europea all'Italia e rimaste insoddisfatte». Dunque l'adeguamento del prelievo fiscale potrà anche scattare fra cinque anni, ma l'impegno di bilancio sotto forma di maggior gettito dal mattone dev'essere quantificato ora. Sempre che Bruxelles accetti di dilazionare il primo incasso al 2026 e non chieda invece di applicare prima possibile le rendite catastali riviste.

 

 

DOPPIA FREGATURA - La fregatura, che dimostra uno studio sugli effetti della riforma del catasto condotto dalla Uil, è duplice. Da un lato salirebbe l'Imu sulle seconde case e dall'altro il valore della prima casa ai fini del'Isee. Nel primo caso gli aumenti, come si vede nella tabella pubblicata in questa pagina, vanno dai 5 euro di Ancona ai 3.648 di Roma. Nel caso dell'Isee, invece, la rivalutazione più contenuta riguarda gli immobili siti a Genova (+8,9%), mentre quella più marcata si dovrebbe registrare a Trento: +570,1%. Vale la pena di notare che almeno nelle simulazioni condotte dal Servizio lavoro, coesione e territorio della Uil, non si intravvedono riduzioni d'imposta. Solo aumenti sia delle aliquote Imu seconda casa, sia del valore Isee per l'abitazione principale. Dunque la partita, per i contribuenti, potrebbe non concludersi con l'aggravio d'imposta, ma avere delle code spiacevoli per gli eventuali aggravi di spesa legati al ricalcolo del valore dell'immobile ai fini Isee. A tutti i livelli, dai requisiti per l'accesso al Reddito di cittadinanza a quelli per l'assegno unico dei figlio l'accesso agli asili nido pubblici. Il diavolo (fiscale) si nasconde anche nei dettagli. 

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