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Tutte le bufale sulla manovra

di Sandro Iacomettigiovedì 1 gennaio 2026
 Giancarlo Giorgetti

 Giancarlo Giorgetti

3' di lettura

Lo hanno rifatto. A sinistra si sono di nuovo scagliati contro chi guadagna 2.500 euro al mese, colpevole di incassare quei pochi spiccioli che il governo, dopo tre anni di generosi aiuti ai redditi bassi, ha deciso di infilare nelle loro tasche. Sì, nella raffica di accuse sparacchiate un po’ a casaccio alla Camera contro la manovra Elly Schlein lo ha ridetto: «Aiuta i ricchi». Dove per ricchi si intendono gli italiani che guadagnano tra i 28mila e i 50mila euro (e che versano una quota assai rilevante del gettito complessivo) a cui la legge di bilancio taglia di due punti percentuali l’aliquota Irpef del 35%. Guadagno stimato, parola di Istat, meno dell’1% del reddito familiare.

Basterebbe questo per decretare la definitiva uscita del Pd dal mondo reale, quello dove il ceto medio si spacca la schiena tutti i giorni per portare a casa lo stipendio. Ma non è tutto. Perché oltre a non essere ricchi, i cittadini veramente aiutati dal governo di centrodestra in questi anni non sono neanche loro. L’accusa della Schlein, come ha spiegato Giancarlo Giorgetti, «è assolutamente falsa». E non è il ministro dell’Economia a dirlo, ma «i documenti dell'Ufficio parlamentare di bilancio e della Banca Centrale Europea» secondo cui, ha detto, «lo sforzo che abbiamo fatto è uno sforzo che si concenBankitalia e pure dall’Inps, secondo cui gli interventi del governo sui salari bassi hanno ampiamente compensato l’inflazione, proteggendo il potere d’acquisto.
Bufale a parte, vediamo dove sono andati davvero i soldi della manovra (tagli fiscali per 7,9 miliardi e maggiori spese per 14,4 miliardi). Le «limitate risorse a disposizione», ha ammesso il premier Giorgia Meloni, sono state concentrare su alcune «priorità fondamentali: famiglie, lavoro, imprese e sanità». Numeri alla mano, è difficile darle torto. Alle famiglie sono destinati, direttamente, 1,5 miliardi. Che aumenteranno perché la manovra promette agevolazioni per il calcolo dell’Isee, e quindi più nuclei potranno accedere ai bonus. Come quello sui libri scuola per le superiori con un contributo comunale per le famiglie con Isee non superiore ai 30mila euro.

Sul lavoro la dote è corposa. L’intervento di spesa principale, circa 2,9 miliardi, è per i dipendenti, con il taglio dell’Irpef per i redditi fino a 50mila euro. Ma non è finita. Viene introdotta la tassazione agevolata al 5% sugli incrementi contrattuali (420 milioni): vale per i redditi fino a 33mila euro e per i contratti rinnovati dal 2024 al 2026. Sui premi di risultato e forme di partecipazione agli utili d’impresa, fino a 5mila euro, l’imposta sostitutiva scende all’1% (535 milioni). Sale da 8 a 10 euro la soglia esentasse dei buoni pasto. Per le imprese, grazie all’intervento finale (l’emendamento del governo da 3,5 miliardi di euro), viene esteso fino al 30 settembre 2028 l’iperammortamento per gli investimenti in beni strumentali.

Arrivano poi risorse per il credito d’imposta Transizione 5.0 (1,3 miliardi) e Zes (532,64 milioni).
Altre risorse (1,2 miliardi) sono state destinate alla parziale sterilizzazione dei mesi che si aggiungono per andare in pensione dal 2027 (ne scatta uno invece di tre) e alla nuova rottamazione (1,5 miliardi).
Infine c’è la sanità, quella che la Schlein insiste nel dire che è stata fatta a pezzi. Ebbene, nella manovra si prevede un incremento del Fondo sanitario nazionale per l’anno 2026 di 2.382,2 milioni di euro che si aggiunge a quanto già programmato per lo stesso anno con la legge di bilancio 2025, determinando un finanziamento complessivo per il 2026 di 142,9 miliardi di euro, superiore di oltre 6,3 miliardi di euro rispetto al finanziamento per l’anno 2025. Si prevede inoltre un incremento del Fondo sanitario nazionale di 2.631 milioni di euro per l’anno 2027 e 2.633,1 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2028. Se questi sono tagli, come dice il Pd, allora possiamo anche credere che chi guadagna 2.500 euro al mese sia uno sfacciato Paperone.