Dazi del 200% sull’importazione negli Stati Uniti dello champagne francese. La minaccia, ventilata da Donald Trump, di imporre una tassa extra per le bottiglie delle famose bollicine rischia di mettere in ginocchio un intero settore. Considerando che i produttori di champagne vendono negli Stati Uniti il 13% dell’intera produzione (primo mercato la Francia di commercializzazione è la Francia con il 33%), si rischiare di perdere il secondo mercato al mondo. Un incubo per i produttori francesi. A livello mondiale - secondo le stime di Mordor Intelligence, società di ricerca presente in oltre 100 Paesi che analizza l’andamento di 6mila aziende in oltre 20 settori merceologici fondamentali- si stima che il mercato dello champagne raggiungerà i 19.53 miliardi di dollari nel 2026, in crescita rispetto ai 18.63 miliardi di dollari del 2025. Tutto questo prima che Donald minacciasse una tassazione stellare. C’è da ricordare che già nel corso della prima amministrazione Trump la Casa Bianca minacciò di imporre dazi del 25% su alcuni prodotti europei (dal vino allo champagne, dal formaggio alle autovetture). Una ritorsione commerciale studiata a tavolino come replica alla disputa con l’Unione europea sugli aiuti di Stato concessi al gigante aeronautico Boeing.
Lo scontro venne risolto anni dopo (Trump aveva già abbandonato la Casa Bianca), con la mediazione del Wto. Allora la minaccia - facendo due conti spannometrici- valeva un danno potenziale, per il solo settore del vino europeo, pari ad almeno 4 miliardi l’anno di perdite. Se veramente il vulcanico presidente americano dovesse imporre una tassazione del 200% su ciascuna delle bottiglie esportate oltre oceano dalle cantine francesi (hanno preso la strada verso gli Usa la bellezza di 271 milioni di bottiglie nel 2024, ultimo dato consolidato su fonte www.inumeridelvino.it), sarebbe un disastro difficilmente recuperabile. Anche perché le blasonate maison francesi del perlage (tra le più note: Bollinger, Ruinart, Veuve Clicquot), da anni già devono fare i conti con una concorrenza agguerrita.
Non più tardi dello scorso 5 ottobre, all’edizione 2025 di Vinitaly Usa organizzata di Chicago, è stata letta con preoccupazione la nuova tendenza dei consumatori americani. Nei primi 7 mesi del 2025 l’Italia delle bollicine (Conegliano Valdobbiadene Docg, Asolo Docg e Prosecco Doc), ha messo a segno un sorpasso storico. Il Prosecco italiano, infatti, continua a trainare i consumi di vino made in Italy negli Stati Uniti. Vale a dire il31% a valore delle vendite di tutti i vini prodotti nel nostro Paeseed esportati oltreoceano. Ma l’indice da tenere d’occhio è quello sulle preferenze nell’acquisto e la scelta: tra i millennials il 27% dei consumatori americani opta per il prodotto italiano e la propensione femminile appare determinante: «6 consumatori su 10 sono donne», spiega Adolfo Rebughini, direttore generale di Veronafiere intervistato dal sito specializzato www.winemag.it. Un sorpasso che non è riservato soltanto al continente nord americano.
Trump a Davos, l'Air Force One torna indietro. "Risponderò a ogni minaccia"
Secondo quanto riportato dai media americani l'Air Force One a bordo del quale volava il presidente degli Stati Unit...Secondo l’analisi realizzata da Vinitaly, infatti, il tradizionale Prosecco ha raggiunto nel 2024 un controvalore di 531 milioni di dollari, pari al 27% della quota di mercato del vino italiano negli Usa. Vale a dire un balzo del +90% negli ultimi 4 anni. In soldoni, fa di conto Carlo Flamini, responsabile dell’Osservatorio Vinitaly, a livello globale oggi il mercato del prosecco «vale 2,9 miliardi di dollari l’anno al consumo, con un prezzo medio poco inferiore ai 18 dollari a bottiglia». Non a caso le preoccupazioni dei produttori francesi hanno già messo in allerta l’inquilino dell’Eliseo: «Sono molto preoccupato», ammette Jérôme Bauer, presidente della Confederazione dei produttori di vini e acquaviti a Denominazione di Origine Controllata (Cnaoc), «perché ormai giudichiamo dai fatti l’amministrazione Trump e il suo presidente, e di solito arriva fino in fondo». Insomma, c’è poco da scherzare. Nel 2024 la Francia ha esportato negli Stati Uniti vino per 2,4 miliardi di euro e superalcolici per 1,5 miliardi, con il mercato americano che assorbe circa un quarto delle sue esportazioni.
Groenlandia e dazi, Macron contro Trump: "Politica del sangue"
Una risposta dura quella che l'Ue fa pervenire a Donald Trump al World Economic Forum di Davos sulla delicata q...Senza dimenticare che le rinomate cantine francesi (ma anche quelle italiane) sono piene di bottiglie invendute. E in effetti il 2025 per il settore vitivinicolo francese è stato un anno difficile a causa del calo dei consumi, del cambiamento climatico e delle sanzioni cinesi sul cognac. A mettere in colonna la potenziale batosta ci pensa Thiébault Huber, presidente della Confederazione delle denominazioni e dei viticoltori della Borgogna. Ogni «punto percentuale di tassa in più equivalga all’1% di commercio in meno», stima allarmato. Ipotizzare una addizionale doganale del 200% viene giudicata «una cosa totalmente inimmaginabile», che «equivarrebbe a uccidere le esportazioni verso gli Stati Uniti». In serata il presidente degli Stati Uniti è tornato alla carica visto il rifiuto di Emmanuel Macron di unirsi a “Board of peace” per Gaza. «Applichero una tariffa del 200% sui suoi vini e champagne. E lui accetterà», ha tagliato corto Trump, ironizzando: «Ma non e obbligato a farlo...» ha detto ai giornalisti in Florida lunedì sera, secondo quanto riporta LeMonde.




