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Bollette, lo choc di Giorgia Meloni: giù il costo dell'energia

di Fabio Dragonisabato 21 febbraio 2026
Bollette, lo choc di Giorgia Meloni: giù il costo dell'energia

3' di lettura

Il decreto energia cuba “appena” tre miliardi. Stando ai numeri si tratterebbe di un intervento di ordinaria manutenzione pur di calmierare il costo dell’energia. Eppure, rileva Bloomberg, la misura è «scioccante». E i prezzi a termine della nostra corrente (in pratica previsioni) sono crollati del 15% dal momento in cui è filtrata la prima bozza di decreto. Da oltre 100 euro a MWh a circa 85. La spiegazione sta in due parolacce. Comprese le quali si percepisce la portata dirompente della misura appena varata dal governo Meloni. Il primo termine è “prezzo marginale” ed il secondo Ets.

Cominciamo dal primo. Il prezzo all’ingrosso dell’energia, da cui a cascata dipende la parte variabile della bolletta, si fonda appunto sul principio del prezzo marginale. Una volta che si conosce quali sono domanda e offerta e di energia si determina il prezzo. Facciamo un esempio stupido con numeri di pura fantasia. La domanda di energia ora è 100 e i produttori di energia rinnovabile (eolico, solare, idroelettrico) ci danno 40 ad un prezzo pari a 20. I produttori di energia rinnovabile hanno costi variabili bassi. Il buon Dio non emette fattura per il sole e il vento che manda in terra. Però quando pare a lui. Di notte il sole non c’è. E il vento può non soffiare. I bacini delle centrali idroelettriche possono essere pieni solo se piove molto. Ma torniamo al nostro stupido esempio. Rimane da soddisfare 60 di domanda. Questo 60 ce lo darà chi brucia carbone, petrolio e gas. Non abbiamo il nucleare e dei fossili dobbiamo accontentarci. Qui la materia prima costa. I produttori non potranno accontentarsi di 20. Proporranno un prezzo di 70.

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Quale sarà quindi il prezzo medio di mercato? Le opzioni sono due. La prima è che il prezzo sia 70; è la cosiddetta soluzione del prezzo marginale. Situazione fino a ieri vigente in Italia. Tutti i produttori sono contenti. Soprattutto i gestori delle rinnovabili. Avrebbero venduto a 20 e incassano 70. Grasso che cola. Quelli del fossile incassano ciò che è giusto: 70 appunto. Il consumatore? Paga 70 anche la corrente che sarebbe costata 20. Ma almeno abbiamo l’energia elettrica che ci serve. Potrebbe però esserci una seconda opzione. I produttori delle rinnovabili incassano 20. Quelli del fossile 70. In questo secondo caso il prezzo medio di mercato si abbassa e non poco. I consumatori sono felici. I produttori delle rinnovabili di meno; perché incassano 20 e non 70. Ecco lasciamo lo stupido esempio e caliamoci nella realtà.

Il Decreto Meloni inizia a puntare in questa direzione. È un inizio del famigerato disaccoppiamento dal prezzo del gas. Ma come avviene questo disaccoppiamento? Ecco servita la seconda parolaccia: Ets (Emission Trading System). Certificati che si comprano sui mercati finanziari. Tutte le aziende ne hanno una dotazione iniziale per gentile concessione delle competenti autorità Ue. Più ne hai più emetti CO2. Chi brucia carbone, petrolio e gas deve comprarne tanti di Ets. Sono una tassa europea che ricasca sul prezzo dell’energia che paghiamo in bolletta. Gli Ets hanno un florido mercato dove operano intermediari finanziari che non producono un Watt di energia. Il Decreto Meloni si inserisce qui ed in maniera dirompente e «scioccante» per dirla alla Bloomberg. Chi spende per gli Ets per produrre energia si vedrà rimborsato dell’onere dalla fiscalità generale (tasse o deficit).

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Il costo dell’energia prodotta col fossile si abbassa. Ma si abbassa anche per chi produce con le rinnovabili. L’operazione è scioccante (sempre per dirla alla Bloomberg) soprattutto per loro. Vedranno diminuire il loro fatturato. Ma anche per i sostenitori del Green New Deal il trauma è servito. La portata dirompente sta nel fatto che sarà ancora meno conveniente produrre energia rinnovabile. Ed ecco che la misura Meloni di fatto anticipa ciò che Gianclaudio Torlizzi da tempo sostiene. L’Ue sta per mandare sostanzialmente al macero il sistema degli Ets perché questi incidono non poco sui prezzi dell’energia e quindi sulla competitività dell’industria europea. Ora mettetevi nei panni di un Angelo Bonelli qualsiasi. Cosa potrà mai fare? Protestare perché si abbassano i costi in bolletta di famiglie e imprese a discapito dei gestori con le rinnovabili? 

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