Arrivata la notizia della sentenza della Corte Suprema americana, Emmanuel Macron e Friedrich Merz hanno indossato subito l’abito della festa e alzato i calici: cestinata la parte dei dazi “reciproci” e indebolito Donald Trump a livello nazionale, è stato il ragionamento, saranno vantaggi per noi. Ma le gabelle, come acqua dallo squarcio di una conduttura tappato con mezzi di fortuna, hanno sibilato soltanto per qualche ora. Dopodiché son tornate a combinare disastri nei mercati europei.
Giorgia Meloni è rimasta zitta, a studiare una strategia, mentre i giornali e l’opposizione hanno abbaiato qualcosa sul silenzio «imbarazzante» della premier, rea di non aver «chiarito la posizione dell’Italia» dopo la decisione dei togati. E cioè di non aver buttato giù dalla torre o Trump o la Corte Suprema (e con essa, l’equilibrio dei poteri connaturato a una democrazia).
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«L’Italia lancia un’idea geniale per ridurre i prezzi dell’energia elettrica». Titola cos&...Roma però, nello stesso giorno in cui l’Unione Europea ha consigliato prudenza per l’incertezza giuridica e politica e ha rinviato la ratifica dell’accordo commerciale con Washington concordato l’estate scorsa, ha parlato attraverso il ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Circa il 40% del nostro Pil si basa sulle esportazioni, quindi non si tratta di fare polemica, ma di proteggere il nostro sistema imprenditoriale. Abbiamo do mercato d’esportazione dopo la Germania e i prodotti italiani rischiano di rientrare tra quelli soggetti a dazi doganali superiori al massimo del 15% previsto dall’accordo, oppure tra quelli che hanno perso il loro status di esenzione.
Cautela e studio. Così ieri, in un’intervista all’agenzia di stampa statunitense Bloomberg, il presidente del Consiglio ha avanzato una proposta: una zona di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti per superare lo scontro transatlantico. E questo perché «considero i dazi tra Europa e Stati Uniti un errore», ha dichiarato Meloni. Dopo la sentenza che ha invalidato le gabelle «dovremmo muoverci verso la direzione diametralmente opposta», sostiene Meloni, ovvero sfruttare lo stop per superare la guerra commerciale e creare una zona senza restrizioni. Ma, ha aggiunto, «per farlo bisogna essere in due».
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"Se questo processo non viene governato, sempre più lavoratori rischiano di diventare inutili e lo scenario ...I dazi sono la principale arma geopolitica dell’inquilino della Casa Bianca e la proposta ha elevatissime probabilità di cadere nel vuoto. Ma Roma vanta un ottimo rapporto con Washington: già l’estate scorsa l’Italia ha svolto un ruolo attivo nei negoziati con Bruxelles («Abbiamo cercato di alleviare la situazione il più possibile - ha detto Meloni - di cercare un accordo sostenibile e ragionevole»). Rapporto che si è poi collaudato durante la “crisi dei ghiacci” sulla Groenlandia, quando la premier chiamò Trump e gli disse che la previsione di un aumento dei dazi nei confronti delle nazioni che avevano scelto di contribuire alla sicurezza dell’isola era un errore. Dopo aver utilizzato l’International Emergency Economic Powers Act del 1977, l’amministrazione Usa sta spulciando tra le leggi del secolo scorso per consentire al tycoon di imporre dazi senza il rischio che la Corte Suprema debba valutarne di nuovo la legittimità e senza dover passare al vaglio del Congresso. I tecnici avrebbero sul tavolo una legge della Prima guerra mondiale, che sarebbe giustificata dall’attacco ai cartelli della droga o da un eventuale bombardamento dell’Iran. Meloni si è limitata a guardare al passato più recente. Ue e Usa abbandonarono i negoziati su una zona di libero scambio nel 2016, dopo che gli sforzi per ridurre i dazi e le barriere non tariffarie avevano scatenato una reazione negativa in diversi Stati europei. Secondo Bloomberg, il trattamento dei prodotti agricoli rappresentava un problema insormontabile.
La politica radicale di Trump per contrastare le presunte ruberie ai danni dei cittadini statunitensi non pare rallentata dai giudici, ma Meloni già una volta ha indicato una strada, quando ha suggerito garanzie di sicurezza per l’Ucraina che si ispirassero all’articolo 5 della Nato, quello che prevede l’assistenza degli alleati in caso di attacco a uno Stato membro.




