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Petrolio e gas, il panico è già finito: cosa sta succedendo sui mercati

di Sandro Iacomettigiovedì 5 marzo 2026
Petrolio e gas, il panico è già finito: cosa sta succedendo sui mercati

3' di lettura

Tanto tuonò che non piovve. Dopo due giorni di allarmi e di nere profezie, le nubi all’orizzonte sembrano già essersi diradate. Ci sarà tempo, ovviamente, per capire se la bufera è davvero dietro le spalle. Ma i segnali arrivati ieri sembrano perlomeno sgombrare il campo dal clima apocalittico descritto da molti osservatori, che hanno continuato imperterriti ad ignorare le placide quotazioni dell’oro, che nel bel mezzo del caos è persino sceso un po’. Anche se la situazione nel Golfo continua a restare molto delicata, anche se Teheran ha smentito la possibilità di aprire un dialogo con gli Stati Uniti, per le Borse internazionali, i metalli preziosi e soprattutto gas e greggio si è trattato di un mercoledì positivo. Gli investitori, a quanto pare, scommettono su una durata breve del conflitto. Dopo aver bruciato miliardi a inizio settimana, ieri c’è stato il classico rimbalzo tecnico che ha portato i listini a reagire. A cominciare da Milano, con il Ftse Mib che ha recuperato l'1,95% (45.336), in linea con Parigi (+1,23%) e Francoforte (+1,78%). Wall Street ha aperto in rialzo: il Dow Jones ha guadagnato subito 12,47 punti (+0,03%), mentre il Nasdaq ha registrato un avvio positivo di 138,88 punti (+0,63%). Anche lo spread ha preso una boccata d’ossigeno a quota 68.

Ma il segnale più cristallino del molto rumore per nulla, almeno per adesso, è rappresentato dall’andamento delle materie prime energetiche. Lo stop più brusco è stato quello del gas, che durante la giornata ha perso quasi il 10,1% assestandosi a 48,7 euro al megawattora sullo scenario di Amsterdam. Il petrolio ha frenato, ma meno: per il Brent la quotazione è di 81 dollari al barile, con una flessione dello 0,3%, mentre il Wti è sceso a 74 (-0,6%). Capitolo metalli preziosi, i cosiddetti beni rifugio. L’oro ha superato i 5150 dollari l’oncia, con un rimbalzo positivo di appena lo 0,71%. Meglio ha fatto il platino (+3,60%) a 2150 dollari l’oncia, mentre l’argento è risalito di pochissimo (+0,15%) a 83,60 dollari l’oncia. Ma non è finita, perché il dollaro ha invertito la marcia ed è sceso dello 0,3%. Mentre il rendimento dei Treasury decennali, è salito solo di un punto base, al 4,07%.

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Ad aiutare il primo riallineamento di gas e greggio sono state principalmente le notizie arrivate dagli Stati Uniti. Da una parte le affermazioni di Scott Bessent, segretario al Tesoro americano, che ha confermato una serie di azioni per sostenere il petrolio, dall’altra una dichiarazione del presidente Usa Donald Trump, secondo cui sarà garantito uno scudo alle petroliere in transito nel golfo Persico, una sorta di scorta navale della Marina a stelle e strisce per poter passare senza danni lo stretto di Hormuz chiuso dall’Iran e sotto la gestione dei pasdaran e degli houty. A calmare le acque anche le rassicurazioni arrivate dalla Ue: «Nessun rischio» immediato per le forniture di gas o di petrolio del Vecchio continente. L'anno scorso l'Ue ha importato l'8% del suo Gnl dal Qatar, mentre da Hormuz passa il 9% dell'approvvigionamento di petrolio all'Unione e il 40% dei prodotti raffinati. Le riserve di gas sono piene al 30% della capacità e il 70% delle forniture Ue di Gnl arriva da Stati Uniti e Norvegia, hanno spiegato da Bruxelles. Per quanto ci riguarda, «se la guerra dura un mese», hanno spiegato numeri alla mano dal Centro studi di Unimpresa, non «ci sarà alcuno shock strutturale per la nostra economia». L’apocalisse, fortunatamente, può attendere.

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