C’è chi pensa che basti spezzettare i prelievi per “non dare nell’occhio”. E invece no. Perché il bancomat, oggi, è finito sotto la lente. E non solo per le cifre grosse. Secondo quanto si legge su Brocardi – portale di consulenze e notizie in ambito legale - stanno aumentando i controlli sui conti correnti, con particolare attenzione proprio ai prelievi in contanti. Non esiste una soglia ufficiale che fa scattare automaticamente l’allarme, ma alcune abitudini — quelle sì — possono accendere più di una spia.
Prendiamo i mille euro. Non sono vietati, ci mancherebbe. Ma “cifre intorno ai 1.000 euro possono attirare maggiore attenzione”. E fin qui, nulla di sorprendente. Il punto è un altro: a insospettire davvero non sono tanto i singoli prelievi, quanto quelli ripetuti. Piccoli, magari. Ma frequenti. Il classico trucco del “prelevo poco, ma spesso” non solo non funziona, ma rischia di ottenere l’effetto opposto. I cosiddetti prelievi frazionati, effettuati nello stesso giorno o in orari insoliti, possono risultare ancora più sospetti di un’unica operazione più consistente. E qui entra in gioco il sistema. Le banche, infatti, sono obbligate a segnalare operazioni anomale e sono aumentati i controlli contro evasione fiscale e riciclaggio da parte della UIF - Unità di Informazione Finanziaria per l'Italia, organismo che opera presso la Banca d'Italia.
Senza avvisarti. Già, perché la segnalazione “non viene comunicata al correntista”. Tradotto: potresti essere controllato senza nemmeno saperlo. Attenzione però: segnalazione non significa colpevolezza. È solo un primo passaggio. Ma se i conti non tornano — se cioè i movimenti non sono coerenti con il reddito dichiarato — allora il rischio è che il Fisco approfondisca. E a quel punto scatta il ribaltamento: non è lo Stato a dover dimostrare qualcosa, sei tu che devi spiegare da dove arrivano (o dove vanno) quei soldi. Il cosiddetto “onere della prova”. Morale? Non è il singolo prelievo a fare problema. È il disegno complessivo. E quello al bancomat lascia tracce.




