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Sinner e il blackout, Panatta allo scoperto: "Non cambio idea, però..."

di Lorenzo Pastugliagiovedì 4 giugno 2026
Sinner e il blackout, Panatta allo scoperto: "Non cambio idea, però..."

3' di lettura

Si era promesso di premiare Jannik Sinner sul Centrale del Foro Italico, dopo Roma, e di ritrovarlo anche a Parigi con la coppa in mano. Adriano Panatta ci credeva davvero, quasi come se quel filo con il Roland Garros non si fosse mai spezzato. Oggi, con un torneo che parla sempre più italiano, quel sogno torna a prendere forma, anche senza l’attuale numero uno al mondo: ”Mi farebbe molto piacere e ne sarei orgoglioso, ma sono già veramente felice che ce ne sia di sicuro uno in finale che potrò ammirare dalla tribuna, chiunque esso sia — ha commentato in una intervista a la Gazzetta dello Sport — Ci sono luoghi che restano dentro per sempre, per me Parigi è uno di quelli. Ho avuto l’onore di ricevere un invito con parole bellissime da parte della direttrice Amélie Mauresmo e il President Gilles Moretton, che ringrazio ancora. È un privilegio sentire ancora un legame così forte con il Roland Garros che per me è molto speciale”.

E comunque “l’avevo detto anche dopo l’eliminazione di Jannik che c’erano altri ragazzi italiani con le carte in regola per fare molto bene — ha aggiunto Panatta — Ora ci spero. Se poi fosse un romano, si ripeterebbe la storia”. E infatti il torneo ha preso una piega inattesa. Cobolli e Arnaldi si sono presi la scena, trascinando il tennis italiano dove raramente era arrivato con questa continuità. Uno dei due arriverà sicuramente in finale contro il vincente tra Alexander Zverev e Jakub Mensik: ”Arnaldi ha parzialmente limato la frenesia del passato. Quando entra in modalità ‘maratoneta’ in un match tre set su cinque diventa un incubo difensivo per chiunque. Arrivando ai quarti con oltre 17 ore di gioco, lo ha dimostrato”.

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Non manca un pensiero per Berrettini, fermato ancora una volta dal corpo più che dagli avversari: ”Sono molto dispiaciuto per lui, spero non sia niente di grave e che non gli precluda nulla. Aveva ripreso alla grande e fatto benissimo. Spero possa partecipare a Wimbledon”. Il quadro generale, per Panatta, è chiaro: il movimento è cresciuto, e non è più un caso isolato. "Non sono sorpreso — ha detto ancora — sapevamo di avere una ottima squadra, ma arrivare a questo punto in così tanti non era affatto scontato”. 

E allora il sogno si allarga, cambia forma, ma non perde forza. Anche senza Sinner, l’Italia resta protagonista: ”Jannik è il migliore, non cambio idea per quel blackout, ma dietro di lui c’è un gruppo di alto livello che può fare strada. Speriamo che in questi campi prestigiosi si continui a parlare la nostra lingua il più possibile”. Poi, la chiave mentale, quella che al Roland Garros pesa più dei colpi: “La pressione. Quando vedi il traguardo, il braccio pesa sempre un po’ di più. L’avversario ha un peso, è ovvio, ma su campi come questo, considerando che nessuno dei nostri è mai arrivato tanto avanti a Parigi, conta più la pressione. Ve lo assicuro”. E se gli si chiede chi lo abbia sorpreso di più, Panatta non si sbilancia: "Non fatemi fare nomi, non voglio — ha concluso — Ognuno di loro si è meritato quello che sta ottenendo. Sogno di premiare un azzurro. Tutti bravi, se poi fosse romano".

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