La decisione della Banca centrale europea di aumentare il costo del denaro continua ad alimentare il dibattito politico ed economico. Al centro del confronto ci sono le ricadute sui bilanci delle famiglie, sulla competitività delle imprese e sulla capacità del sistema produttivo di sostenere investimenti e occupazione.
Il tema è stato affrontato nel corso del Cnpr forum “La Bce aumenta il costo del denaro: quale futuro per famiglie e imprese?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.
Secondo Alessandro Cattaneo (Forza Italia), l'aumento dei tassi rappresenta una scelta che rischia di indebolire l'economia reale. «Non condividiamo la decisione della BCE perché erode il potere d'acquisto di famiglie e imprese. A pagare il prezzo più alto è la classe media, che costituisce uno dei principali motori della produttività e della ricchezza del Paese. Inoltre, la stretta creditizia pesa sulle piccole e medie imprese, autentica ossatura del sistema economico italiano». Cattaneo ha sottolineato come gli Stati Uniti abbiano adottato un approccio meno restrittivo e ha rivendicato le misure del Governo a sostegno dell'economia, dal taglio del cuneo fiscale agli interventi contro il caro energia, fino ai fringe benefit e ai voucher sociali.
Fortemente critica anche Laura Cavandoli (Lega), secondo cui l'incremento dello 0,25% dei tassi non rappresenta una risposta adeguata a un'inflazione determinata prevalentemente dalle tensioni geopolitiche e dai costi energetici. «Famiglie e imprese vedono ridursi potere d'acquisto e liquidità proprio in una fase ancora delicata. Le piccole e medie imprese hanno oggi minori possibilità di investire e crescere». Pur ricordando gli strumenti messi in campo dal Governo, come il Fondo di garanzia per le PMI, la Nuova Sabatini e il piano Transizione 5.0, Cavandoli ritiene che gli effetti delle decisioni della BCE rischino di non essere sufficienti a contenere l'inflazione europea.
Di diverso avviso Maria Cecilia Guerra (Pd): «La Bce ha agito con prudenza, limitando l'aumento dei tassi a una variazione contenuta. «L'inflazione non dipende soltanto dall'energia, ma anche dall'andamento dei prezzi dei servizi, che richiede un attento monitoraggio. In questo contesto l'intervento della BCE era tecnicamente giustificato». Guerra ha però richiamato l'attenzione sulle conseguenze sociali della stretta monetaria, evidenziando come il rallentamento dei consumi colpisca soprattutto le famiglie più fragili e come la persistente compressione dei salari rappresenti una criticità da affrontare.
Per Marco Grimaldi (Avs), la priorità deve essere invece il recupero del potere d'acquisto dei lavoratori. Secondo il parlamentare, l'inflazione è stata alimentata soprattutto dall'aumento dei prezzi energetici e dagli extraprofitti delle grandi corporation, mentre l'inasprimento dei tassi rischia di frenare ulteriormente consumi, investimenti e accesso al credito. Grimaldi ha evidenziato come le piccole e medie imprese abbiano bisogno di maggiori garanzie pubbliche, investimenti in innovazione e ricerca e politiche capaci di rilanciare la domanda interna, sottolineando inoltre il ruolo determinante svolto dalle risorse del Pnrr nel sostenere l'economia italiana.
Il confronto ha evidenziato posizioni differenti, ma un elemento comune emerge con chiarezza: la necessità di individuare strumenti efficaci per sostenere famiglie e imprese in una fase caratterizzata da inflazione ancora elevata, costo del credito in crescita e prospettive economiche che continuano a richiedere interventi mirati per rafforzare competitività, investimenti e occupazione.




