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Bce, bisogna salvaguardare il credito al consumo

L’aumento del costo del denaro serve a combattere l’inflazione ma interviene anche sul costo dei prestiti che alimentano i consumi: perché l'Eurotower sbaglia
di Bruno Marronemartedì 14 luglio 2026
Bce, bisogna salvaguardare il credito al consumo

2' di lettura

Il ritorno della Banca Centrale Europea a una politica di rialzo dei tassi d’interesse riaccende il dibattito sugli effetti che il costo del denaro potrà avere sull’economia reale. A preoccupare sono soprattutto le ripercussioni sui bilanci delle famiglie, sui consumi e sulla capacità di investimento delle imprese, in particolare delle piccole e medie aziende. Il tema è stato affrontato nel corso del Cnpr Forum “La Bce aumenta il costo del denaro: quale futuro per famiglie e imprese?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili. A esprimere il punto di vista dei professionisti è stata Pasqua Borracci, commercialista e revisore legale dell’Ordine dei commercialisti di Bari. Secondo Borracci, la scelta della Bce può essere condivisibile sotto il profilo tecnico nella lotta all’inflazione, ma impone una riflessione sulle conseguenze concrete per cittadini e imprese.

«L’aumento dei tassi è uno strumento pensato per contenere l’inflazione, ma produce inevitabilmente effetti anche sul costo del credito al consumo», ha spiegato. Prestiti personali, finanziamenti e acquisti rateali diventano più onerosi e questo rischia di comprimere ulteriormente la capacità di spesa delle famiglie, già messe alla prova dall’aumento del costo della vita. Non meno rilevanti sono le conseguenze per il sistema produttivo: le piccole imprese, che spesso ricorrono al credito per finanziare investimenti e occupazione, potrebbero trovarsi a operare con minore liquidità e maggiori difficoltà di accesso ai finanziamenti. Per questo, secondo la commercialista, è necessario accompagnare la politica monetaria con interventi mirati capaci di sostenere l'economia reale.

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Le conclusioni del confronto, moderato da Anna Maria Belforte, sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale Esperti contabili, che ha proposto una riflessione più ampia sugli strumenti disponibili per contrastare l’inflazione. «Quando una banca centrale aumenta i tassi rende il denaro più costoso con l’obiettivo di frenare consumi e investimenti. È una scelta che può rallentare la crescita economica e che, nel caso di un’inflazione alimentata soprattutto dall’aumento dei costi energetici, rischia di non affrontare le cause del problema», ha osservato Longoni. Secondo il consigliere dell’Istituto nazionale Esperti contabili, è necessario affiancare alla politica monetaria misure di carattere fiscale e industriale. Tra le proposte avanzate figura l’introduzione di un tetto ai tassi sul credito al consumo, per evitare che famiglie e cittadini siano costretti a sostenere oneri finanziari sempre più elevati. Parallelamente, Longoni ritiene indispensabile intervenire sui costi di produzione attraverso sgravi fiscali, incentivi e misure di sostegno alle imprese, oltre a politiche fiscali selettive capaci di incidere sulla domanda senza penalizzare i consumatori più vulnerabili.

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