Il rialzo dei tassi deciso ieri dalla Bce può pesare da subito sulle tasche degli italiani. Il costo dei mutui, infatti, potrà tornare a superare il 4%, riportandosi su livelli che incidono in modo significativo sui bilanci delle famiglie. Se nel 2025 il tasso medio applicato ai finanziamenti per l’acquisto di abitazioni era di poco superiore al 3%, oggi il confronto con un tasso che potrebbe salire fino al 4,25% evidenzia un aumento consistente delle rate mensili. L’incremento, sottolinea la Fabi, è già evidente sui mutui di importo più contenuto. Per un finanziamento da 50.000 euro la maggiore spesa mensile oscilla tra 29 euro su una durata di 10 anni e 35 euro su trent’anni. Per un mutuo da 100.000 euro l’aumento della rata va da 59 a 70 euro al mese, mentre per un finanziamento da 150.000 euro la crescita è compresa tra 88 e 106 euro mensili.
L’impatto, ovviamente, aumenta al crescere dell’importo richiesto. Su un mutuo da 200.000 euro l’incremento della rata à compreso tra 118 e 141 euro al mese, mentre per un finanziamento da 250.000 euro si arriva fino a 176 euro in più ogni mese, pari a oltre 2.100 euro nell'arco di un anno. La durata del rimborso amplifica ulteriormente gli effetti del rialzo dei tassi. Più si allunga il piano di ammortamento, rileva la Fabi, maggiore è il peso degli interessi sul costo complessivo del finanziamento. In un contesto nel quale il costo della vita continua a rimanere elevato e il potere d’acquisto delle famiglie resta sotto pressione, l’aumento del costo del credito rappresenta un ulteriore onere che incide sulla capacità di spesa, sul risparmio e sulla programmazione delle scelte economiche future. Preoccupato anche il vicepresidente di Unimpresa Giuseppe Spadafora: «C’è il rischio che la decisione si trasmetta rapidamente al credito bancario, innescando una stretta sui finanziamenti a famiglie e imprese».
Fisco, Maurizio Leo: "Riforma pronta, aliquota al 33% fino a 60mila euro". Meno tasse al ceto medio
Sembrava una missione impossibile, eppure la riforma fiscale è in vista del traguardo. Viceministro Maurizio Leo ...Secondo Spadafora, «per le piccole e medie imprese italiane, che già operano con margini di liquidità ridotti, un aumento dei tassi sui prestiti non è una variabile astratta: è un ostacolo concreto alla sopravvivenza e alla crescita». Da qui la richiesta alle autorità nazionali: «Monitorino con attenzione gli effetti sul mercato creditizio interno e valutino misure di sostegno alla liquidità prima che il danno diventi strutturale». Secondo l’associazione, inoltre, «l’efficacia della misura è tutt’altro che garantita, perché l'inflazione che stiamo vedendo non nasce dalla domanda interna ma dai prezzi dell’energia, gonfiati dalla guerra in Medio Oriente. Alzare il costo del denaro non spegne una fiamma che brucia altrove».
Il centro studi di Unimpresa la decisione della Banca centrale europea «apre interrogativi che meritano una risposta chiara, prima che le conseguenze si scarichino su famiglie e imprese». Il rischio concreto, avverte Unimpresa, «è una fiammata dei tassi sul credito bancario». «Un rialzo che si somma a un quadro di incertezza può tradursi in una stretta creditizia: banche più caute nell'erogare, imprese più esposte nel rifinanziare il debito, famiglie in difficoltà sulle rate variabili».




