Un’altra mini proroga in attesa di un intervento strutturale. È questa la strada che il governo intende percorrere per frenare il caro carburante. E dunque il taglio delle accise da 17 centesimi sul diesel, che scade oggi, sarà esteso per alcuni giorni. La decisione è stata presa nel corso di una riunione che si è tenuta ieri mattina tra la premier Giorgia Meloni, i suoi vice Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi.
La proroga sarà formalizzata nel Consiglio dei ministri che si terrà oggi alle 18. Dovrebbe essere l’ultimo intervento sulle accise. Perché l’obiettivo è concentrarsi sui redditi bassi, rcon una misura selettiva.
In altre parole, si passa da un intervento generalizzato, valido per tutti gli automobilisti, e molto costoso (circa un miliardo al mese) a uno limitato ai ceti meno abbienti. Una scelta obbligata, visti i prezzi in continua crescita (ieri la benzina in modalità self-service sulla rete stradale costava in media 2,015 euro al litro, mentre il gasolio superava i 2,1 euro) e la necessità di tenere i conti in ordine, che sconsiglia un costoso taglio erga omnes delle accise.
LUNGO TERMINE
Anche perché, da quanto filtra da Palazzo Chigi, al governo serve comprare tempo per mettere a punto una misura strutturale, che eviti interventi estemporanei affidati a decreti legge. Nel cdm di stasera, ha detto Matteo Salvini, «prorogheremo lo sconto sul diesel» per «alcuni giorni, fino a settembre». E «poi stiamo ragionando più a lungo termine, occorrono dei soldi. Ovviamente i soldi vanno chiesti laddove ci sono, non alle piccole imprese, ma ai grandi» ha aggiunto il leader della Lega e vicepremier a margine del Meeting di Rimini, tornando a invocare una tassazione degli extraprofitti. «Servono alcuni miliardi e quindi un contributo delle banche e degli energetici ci dovrà essere, però non basta. In attesa che queste maledette guerre finiscano» ha ribadito Salvini «per me uno scostamento di bilancio, che significa usare i soldi degli italiani per aiutare gli italiani, è un’ipotesi da prendere in considerazione». In ogni caso, fanno sapere fonti del partito, la Lega spingerà per ampliare la platea dei beneficiari, con l’obiettivo di sostenere, oltre ai lavoratori dipendenti e ai redditi bassi, anche partite Iva e autonomi. «Domani (oggi per chi legge, ndr) in Consiglio dei ministri faremo qualcosa più a lunga gittata: per fare programmazione non si può ragionare dalla sera alla mattina, occorre qualcosa di più ambizioso e coraggioso» ha aggiunto Salvini.
A riassumere la posizione del governo è stato Lupi: «Si punta a superare la logica delle proroghe continue per attuare interventi mirati ed efficaci, destinati a chi ha realmente bisogno di supporto contro il caro-benzina». Finora, dal 18 marzo, si è intervenuto con tagli delle accisem, con una spesa di 2,6 miliardi.
L’ultimo decreto, che confermava lo sconto dal 7 al 24 agosto, è costato 232 milioni di euro coperti con tagli a vari ministeri. La proroga a oggi altri 20,8, derivanti dal maggior gettito di Iva. Per il prossimo intervento si ipotizza una spesa di 80-100 milioni. Ne serviranno molti di più per le misure strutturali.
DIBATTITO
Intanto sul fronte del dibattito sugli extraprofitti, Palazzo Chigi resta dell’idea che serva un intervento coordinato a livello europeo, «l’unico strumento in grado di garantire equità e neutralità competitiva». «Facendo contribuire in egual misura tutte le aziende petrolifere ed energetiche che operano nel mercato unico Ue, si evita di creare discriminazioni commerciali e si protegge la competitività del sistema industriale nazionale», spiegano fonti di Palazzo Chigi, rispondendo alla Commissione Ue, che lunedì aveva bocciato la richiesta di Roma e di altri cinque Paesi (tra cui la Germania) di intervenire a livello comunitario, sostenendo che spettasse agli Stati decidere se e come agire.
L’Italia continuerà dunque a portare avanti la sua proposta a livello europeo, proseguono le fonti. Secondo le quali c’è stato un equivoco: la lettera non era indirizzata alla Commissione, ma alla presidenza di turno irlandese, visto che si tratta di un’iniziativa «per aprire un confronto diretto e un dibattito tra i ministri delle Finanze dei Paesi membri». Sul punto ieri è arrivata la risposta positiva del vicepremier e ministro delle Finanze irlandese che, fa sapere un suo portavoce, «discuterà con i colleghi ministri europei il modo più appropriato per portare avanti le questioni sollevate».
Di certo però le risorse che si potrebbero raccogliere sono limitate: secondo uno studio del T&E (Transport & environment), che raggruppa le organizzazioni non governative che promuovono il trasporto sostenibile, nei primi sei mesi del 2026 le otto più grandi compagnie petrolifere europee hanno macinato 7,5 miliardi di extraprofitti. Al netto dell’aliquota applicabile, non ancora specificata, il denaro raccolto andrebbe inoltre diviso tra tutti i 27 Stati membri.




